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Le popolazioni indigene alla COP 21

I rappresentanti delle popolazioni indigene di tutto il pianeta si sono dati appuntamento a Parigi, davanti ai saloni in cui i grandi della Terra stanno partecipando alla COP 21, per far sentire anche la loro voce, che spesso rimane inascoltata.


Indigeni provenienti dall'Africa, dal Sud America e da vari atolli del Pacifico hanno percorso migliaia di chilometri per testimoniare che, per loro, limitare il riscaldamento del pianeta è prima di tutto una questione di sopravvivenza; intere isole stanno lentamente scomparendo, risucchiate dall'oceano a causa dell'innalzamento del livello delle acque e in altre zone si stanno verificando fenomeni estremi e siccità senza precedenti.
Gli indigeni vivono in luoghi da sogno ma molto fragili dal punto di vista ecologico, posti in cui basta molto poco per sconvolgere irrimediabilmente l'intero ecosistema e mettere a rischio la salute e anche la vita di chi abita. Il grido d'allarme lanciato dagli indigeni è chiaro: salvare il pianeta, che loro chiamano Madre Terra in segno di profondo rispetto, per salvare anche la loro e le nostre vite e le vite dei nostri figli e nipoti.


Una bella ragazza, che rappresenta una tribù delle Hawaii, racconta di essere venuta per far sapere ai negoziatori della Conferenza che, se non ci sarà al più presto un accordo serio e vincolante, lei e tutto il suo popolo saranno costretti ad emigrare perché la piccola isola in cui vivono scomparirà inghiottita per sempre dall'Oceano Pacifico.
Oltre ad incoraggiare i leader mondiali a lavorare ancora più intensamente per un accordo, le popolazioni indigene hanno portato con loro a Parigi la loro millenaria esperienza di vita in piena armonia con la natura, una cultura che è un vero scrigno di saperi antichissimi tramandati dai genitori ai figli.


Intanto, pur continuando a risentire della situazione molto tesa a livello internazionale, la Conferenza va avanti e nel weekend appena trascorso una prima bozza di accordo di 48 pagine è stata presentata al Ministro degli esteri francese Laurent Fabius che, oltre ad essere il padrone di casa, è anche presidente della COP, ma tanti punti sono ancora solo abbozzati e su altri non tutti sono d'accordo. Il lavoro da fare è ancora tanto e si potranno tirare le somme di tutto solo mercoledì quando comincerà la vera e propria discussione a livello ministeriale; nel frattempo possiamo solo augurarci un accordo condiviso da tutti per salvare il nostro bel pianeta troppe volte bistrattato.


(8 dicembre 2015)

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