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Progressive Rock: Pink Floyd and More

Qualunque cosa troviate scritta in questo articolo deriva dall’opinione dell’articolista; pertanto non vi scaldate se qualche vostro prediletto fra i musicanti moderni viene schernito, deriso, denigrato ai limiti della legalità, o semplicemente evitato come si fa con spiacevoli sorprese trovate magari su un marciapiede.

La musica riveste un ruolo di primo piano nella vita di tutti, e volenti o nolenti restiamo continuamente affascinati da alcune melodie o particolarmente impressionati da qualche lirica. Alcune doverose premesse: il pop è la degradazione della musica. Non tutto il pop almeno, ma buona parte di quello italiano e mondiale, unito a brani di qualsiasi genere creati col solo obiettivo di fare soldi (niente di male, ma non si spacci poi l’autore per “artista”). La musica dovrebbe avere come obiettivi quello di accompagnare l’uomo durante la sua giornata ma anche quello di farlo riflettere, di costringerlo a valutare determinati fattori; o quantomeno di fargli provare emozioni piuttosto forti. La stragrande maggioranza degli artisti pop centra solamente il primo obiettivo; i ritmi, sincopati e spesso e volentieri reiterati all’inverosimile, restano facilmente impressi nel pubblico ma sono, di fatto, portatori di un messaggio vago e blando. Avremo modo e tempo di parlare anche del pop, ma per ora voglio soffermarmi sul genere forse più vasto della musica, il Rock. Non sono qui per fare lezioni anche perché probabilmente non ne so nulla; l’unico fine di questi articoli è guidare chi vorrebbe muovere i primi passi in questo genere e non ha tempo e voglia di leggere libri inutili, o comprare dizionari in cui Ligabue figura sotto il genere “Rock”.
Ho intenzione di iniziare da un sottogenere del Rock che ha avuto ampia diffusione negli anni ’70 e ’80 ma che oggi si sta lentamente estinguendo man mano che i protagonisti ormai arteriosclerotici di quegli anni passano a miglior vita. Con il termine Progressive si intende un filone del rock e in seguito del metal, nato con lo scopo di nobilitare il settore. Scopo decisamente inutile a mio parere. Il progressive ha generato, oltre che grandi artisti, anche alcuni degli album e delle band tutt’oggi note più “significanti” della storia della musica. Partendo dalle basi, da quelle band dunque ritenute più “commerciali” nel genere, troviamo in prima posizione i Pink Floyd. Questa band (il nome viene dai cognomi di due musicisti, appunto Pink e Floyd) ha unito il pop commerciale a componimenti di grande spessore artistico e letterario. Poiché, come già precisato non voglio dare alcun tipo di nozione storico-teorica di musica, non sapendone nulla; vi darò solamente alcuni consigli su dove iniziare.



I primi album dei Pink Floyd non sono granché. The Piper at the Gates of a Dawn, nonostante contenga pezzi piuttosto importanti come Astronomy Domine, resta un lavoro sicuramente non all’altezza di ciò che verrà dopo. Successivo a questo è A Saucerful of Secrets, album che personalmente ho sempre trovato privo di qualsiasi mordente musicale o letterario. More è il terzo album in successione cronologica: è la colonna sonora dell’omonimo film e ospita alcuni pezzi davvero fantastici. La particolarità di More è che in esso il Progressive e lo Space rock risentono pesantemente del tono tipico delle colonne sonore. A mio parere unica nel suo genere è Cirrus Minor, mio pezzo preferito dei Pink Floyd. Il brano inizia con un vociare indistinto che diventa poi strida d’uccello. Un ambiente placido e rilassante si presenta all’ascoltatore; come capiamo dalla voce, che più cantante sembra narrante, siamo nel cortile di una chiesa a mezzogiorno (“Lazing in the haze of midday”). A questo punto il narratore si rivolge ad un uccello giallo, esprimendo in un certo modo la sua stessa solitudine. Egli infatti sembra volersi accompagnare all’uccello, come per sentirsi entrambi meno soli “nel ridere, e nell’andarsene”. Il tono spettrale, per quanto calmo, della prima parte si presenta nelle due nuove strofe: troviamo ora un corso d’acqua che scroscia, ingrossa e diminuisce, come a simboleggiare una sorta di fattore che cagiona cambiamento. L’ultima parte cantata del pezzo è alquanto criptica: On a trip to Cirrus Minor Saw a crater in the sun/ A thousand miles of moonlight later.


Non ci è di fatto dato sapere cosa sia Cirrus Minor; meta di fantasia forse, scaturita da un sogno in una mattina tranquilla, o semplicemente il luogo preposto come dimora nei primi istanti dopo la morte, migliaia di chilometri dopo come dice lo stesso autore. Cirrus Minor potrebbe inoltre rappresentare sia la costellazione del Carro Minore, sia un particolare tipo di nuvola, sottocategoria dei Cirri. Il brano prosegue con una lenta diminuzione del ritmo e del volume; fino a scemare completamente col solo dolente balbettio degli uccelli. 
(20 dicembre 2015)

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