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Elezioni regionali: la Francia spaventata in cerca di identità

Quando uno Stato si sente minacciato, può rispondere in due diversi modi: la sottomissione e la passiva accettazione della realtà, o la rabbia accompagnata da una forte reazione identitaria. La seconda opzione è stata scelta da tutto l’arco parlamentare francese dopo le stragi di Parigi, dalla destra alla sinistra, ma è da sempre (anche in assenza di minacce) tratto distintivo del Front National.


Alle elezioni regionali, il partito di estrema destra ha conquistato il primo turno in sei regioni su 13: dal Nord-Pas-de-Calais-Picardie ai confini col Belgio - dove era candidata la stessa Marine Le Pen - fino alle spiagge del sud della regione Paca (Provenza-Alpi-Costa Azzurra), dove ha vinto la nipote Marion. Proprio nel Nord-Pas-de-Calais e nella Paca i socialisti hanno deciso di ritirare le loro liste al secondo turno in funzione anti FN, anche se Sarkozy e altri dirigenti repubblicani hanno escluso qualunque alleanza al ballottaggio. Il raggruppamento di centrodestra è avanti in quattro regioni, mentre il partito socialista, nettamente in maggioranza nei consigli regionali francesi fino all’altro ieri, incassa una dolorosa sconfitta. Che sarabbe anche potuta essere peggiore, se Hollande non avesse dato prova di un grande esprit républicain dopo gli attentati di Parigi.


Ciò che in particolare impone una forte riflessione alla sinistra – non solo quella francese – è lo sfondamento dell’estrema destra negli under 25 e nei ceti operai e popolari, un tempo tipico elettorato socialista. L’estromissione dal FN del suo fondatore Jean-Marie Le Pen, in ragione delle sue posizioni antisemite, razziste e xenofobe, ha riabilitato il partito davanti all’elettorato medio francese, sempre più prostrato dalla crisi economica e dal degrado delle banlieue. L’attentato del 13 novembre – che si somma a quello di Charlie Hebdo dello scorso gennaio – non ha fatto altro che aggravare il disagio e la sensazione sempre più diffusa di fallimento del multiculturalismo. Ma la vera posta in gioco saranno le elezioni presidenziali del 2017. Un anno e mezzo rappresenta un’era geologica per i tempi politici moderni, in cui l’elettorato è fluido e sempre meno ideologizzato. Quindi un successo del FN non sarà affatto scontato, soprattutto se i repubblicani arriveranno al ballottaggio, attirando voti sia dal centrosinistra che dal Front National


Gloria Gattoni
(8 dicembre 2015)


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