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Russia e Turchia: interessi in conflitto

Le polemiche non si placano dopo l’abbattimento del jet russo sul confine turco-siriano. Il presidente russo Putin ha apertamente incolpato il leader turco Erdogan e la sua famiglia di essere coinvolti nel traffico illegale di petrolio con l’ISIS, documentando con foto e filmati.


Dal canto suo, Erdogan ribalta le accuse e sostiene che sia invece Mosca a trattare con l’ISIS. Dietro questa escalation (per fortuna solo verbale), si rivelano gli interessi contrapposti delle due potenze regionali nello scacchiere mediorientale. La Russia, in rotta di collisione con la NATO, difende strenuamente l’alleato Assad per mantenere una zona di influenza sul Mediterraneo e per preservare i propri interessi commerciali, in particolare nel settore petrolifero. Putin è anche preoccupato della diffusione dell’Islam radicale nel proprio territorio e sostiene i curdi – gli unici che combattono davvero l’ISIS sul terreno.


Il separatismo curdo però rappresenta una spina nel fianco per Erdogan, che tende sempre di più ad accentrare il potere e a spingere verso una maggiore islamizzazione della società turca. Islamizzazione in senso sunnita, dunque in contrasto con lo sciita Assad e con l’Iran. Ankara avrebbe un forte interesse nel contenere l’avanzata curda e nel rovesciare Assad per stabilire in Siria un governo sunnita. Ma è davvero questo l’interesse della NATO, di cui la Turchia fa parte? In questo scenario i grandi assenti sono proprio le democrazie occidentali, incapaci di trovare una linea comune: l’Europa è politicamente debole e disunita, mentre gli Stati Uniti da anni hanno rinunciato al loro ruolo di Paese-guida dell’occidente (nel bene e nel male).


Gloria Gattoni
(4 dicembre 2015)


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