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Checco batte Checco: “Quo Vado?” supera il record di "Sole a catinelle" e tocca i 52 milioni di euro

Quo Vado? di Checco Zalone tocca la cifra di 52.166.450 di euro di incassi, superando i 51.8 milioni raggiunti già con Sole a catinelle. Questo il risultato raggiunto tra il 1° ed il 12 gennaio nelle sale cinematografiche italiane, dove a vedere il film sono accorsi finora più di sette milioni di spettatori. Il miglior incasso della storia del cinema italiano, insomma, eguagliando Titanic di James Cameron (senza considerare l’inflazione) e preceduto soltanto da Avatar dello stesso Cameron, il cui biglietto però costava in più a causa della versione 3D (le presenze, infatti, sono state inferiori).


Poche le critiche e molti i complimenti, soprattutto quelli provenienti dal botteghino, che mostrano quanto gli italiani abbiano apprezzato la comicità di Checco, tutta volta al “disvelamento della realtà”, come sostenuto dall’amico e regista Gennaro Nunziante. Fu proprio lui, infatti, a scoprire per la prima volta il talento di Zalone, a cogliere lo sforzo creativo e l’impegno che si nasconde dietro le sue gag apparentemente semplici e comuni, ma in realtà nutrite di un profondo senso della realtà e della verità delle cose. QuoVado? è un film sulla terribile condizione di questo tempo: vivere con la precarietà. Guardare il futuro provando paura. Una condizione che ti paralizza e che scatena i lati peggiori degli umani. “L’imprenditore vede come minaccia il suo dipendente invece che considerarlo una risorsa, il dipendente che non prova attaccamento per la sua azienda, l’imprenditore che cerca di speculare il più possibile, il lavoratore che non s’impegna nel lavoro perché avverte l’imprenditore come uno speculatore”: questa la chiave di lettura offerta in un’intervista a Il Giornale da Nunziante, che definisce la comicità di Checco finalizzata a “raccontare per spiegare”.


Avviato allo spettacolo attraverso le tv locali pugliesi, lentamente Zalone ha saputo conquistare la strada del successo non solo economico ma soprattutto culturale. Il suo obiettivo, pienamente raggiunto, consiste, infatti, proprio nel volere raccontare un’Italia senza veli e finzioni, mettendola a nudo e criticandone i peggiori difetti attraverso quella straordinaria leggerezza che solo la comicità riesce ad offrire. Ma la sua polemica non è affatto negativa. Come dimostrano i successi ottenuti presso il largo pubblico, più che presso la critica, Checco intende sottolineare che soltanto correggendo le distorsioni di un sistema corrotto e mal funzionante è possibile ripartire e permettere a quello spirito allegro, entusiasta ed energico, tutto italiano, di poter riacquistare vigore e donare nuovamente prestigio e bellezza ad uno dei Paesi più affascinanti del mondo.


Appare, di conseguenza, riduttivo definirlo un “fenomeno da baraccone”, come sostengono alcuni, oppure un “emblema di satira sociale”, come affermano altri. Per il grande pubblico, giudice impietoso talvolta più della critica, ma sempre spontaneo e genuino, Checco non è né l’uno né l’altro, ma un personaggio singolare dalle numerose sfaccettature, popolare e colto al tempo stesso.


Anna Rita Santabarbara
(13 gennaio 2016)


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