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Cosa sta davvero succedendo ai mercati internazionali?

Il 2016 è iniziato molto male per le borse di tutto il mondo. Si sono accumulati un insieme di timori legati all’economia internazionale. Uno dei principali è rappresentato dall’abbassamento del prezzo del petrolio ai minimi da 12 anni, guidato dall’Arabia Saudita per mettere l’Iran fuori mercato. Ora che Teheran ha sottoscritto l’accordo sul nucleare, può ricominciare ad esportare oro nero, accelerando la discesa del prezzo. Come diretta conseguenza, la Russia e i Paesi del Golfo cominciano a sperimentare l’austerity, mentre Brasile e Venezuela vedono peggiorare la propria crisi economica, accompagnata da un’inflazione galoppante.


Anche il rallentamento dell’economia cinese ha forti ripercussioni negative sul prezzo del petrolio e dunque sulla crescita mondiale. La Cina resta ancora la “fabbrica del mondo”, grande acquirente sia di petrolio sia di altre materie prime, ma sta vivendo una fase di transizione. Il passaggio da un’economia basata sulla produzione e sull’industria pesante a un’economia basata sui consumi e sul terziario non è affatto indolore: nel 2015 la crescita di Pechino è stata del 6,9%, il dato più basso da 25 anni. Per calmare la Borsa non è bastato né il riconoscimento dello yuan come valuta di riserva del FMI, né l’intervento del governo con iniezioni di liquidità. Escono allo scoperto varie problematiche legate al modello cinese, tra cui l’inefficienza di alcune grandi aziende pubbliche e l’incoraggiamento, da parte dello Stato, a investire in Borsa. Infatti prima del recente tonfo, la borsa di Shanghai era cresciuta in maniera esponenziale nell’anno passato, ma il disallineamento tra finanza ed economia reale è poi scoppiato. Oltretutto, l’export non basta a tenere il Paese in piedi, dato che qualcuno dovrà pur comprare ciò che viene prodotto.


I Paesi emergenti frenano e l’Europa, da svariati anni, compra ben poco: la Germania continua ad avere una bilancia commerciale in attivo, esportando più di quanto importa, mentre molti Paesi periferici non si sono ancora ripresi dalla crisi. L’Italia fa registrare una crescita ancora molto bassa ed ha recentemente dimostrato delle difficoltà nel sistema bancario. In questo contesto internazionale di forte incertezza, sia gli investitori che gli speculatori si sono avventati sulle banche italiane – tra cui Monte dei Paschi di Siena – ritenute più fragili. Le parole di Mario Draghi hanno però ristabilito la pace sui mercati, annunciando nuovi stimoli all’economia e rassicurando che non ci sono altre banche italiane sorvegliate speciali. La BCE non chiederà aumenti di capitale alle banche e tenterà di riportare l’inflazione più vicina all’obiettivo del 2%. Ovviamente, queste aspettative dovranno essere soddisfatte per non sortire l’effetto contrario.


Gloria Gattoni
(23 gennaio 2016)


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