Ultime Notizie

Expo, tre mesi dopo: in corso le operazioni di smantellamento

A tre mesi dalla chiusura di Expo, l’area di 110 ettari che ha ospitato l’evento per 184 giorni si presenta come un enorme cantiere in cui lavorano oltre mille operai e venti escavatori.
I lavori di smantellamento del sito sono cominciati lo scorso 2 novembre 2015 e dovrebbero terminare entro i primi mesi del 2016, secondo quanto affermato da Francesca Brianza, assessore della Regione Lombardia, che ha aggiunto di volere che “dalla prossima primavera il sito di Expo sia vivibile con grandi eventi e manifestazioni”.


L’entusiasmo per la riuscita dell’evento appare anche in un comunicato emesso il 18 gennaio 2016 dal Consiglio di amministrazione di Expo, nel quale vengono resi noti i dati positivi del bilancio consuntivo, che dovrebbe essere approvato entro l’aprile 2016. Stando a tale documento, i biglietti venduti ammontano a 21.476.957, con un incasso medio di 17,4 € ciascuno, per un totale di 736,1 milioni di euro. Da tale cifra sono stati sottratti i costi di gestione, pari a 721,2 milioni di euro, per un incasso positivo complessivo di 14,2 milioni. Tuttavia, lo stesso comunicato annuncia che vi sono 19,9 milioni ancora da incassare, molti dei quali provenienti da sponsorizzazioni. Insomma, un risultato positivo, che sembra volere rilanciare l’idea di un’Italia sempre più competitiva, come dimostra tra l’altro il progetto di destinare l’area occupata dall’Esposizione Universale all’allestimento di un polo tecnologico guidato dall’Istituto italiano di Tecnologia diretto da Roberto Cingolani. Lo stesso presidente del consiglio, Matteo Renzi, si è mostrato entusiasta di tale proposta che trasformerà Expo in “una realtà scientifica e culturale che metta al centro l’uomo e le tecnologie più avanzate”.


Tuttavia desta non poca perplessità osservare che i 54 padiglioni, secondo quanto afferma una recentissima analisi condotta da Repubblica, in realtà più che in fase di smantellamento sembrerebbero in fase di demolizione. Repubblica Ceca, Corea, Oman e Iran sono già stati smontati, ed ora sono in fase di lavorazione i padiglioni di Regno Unito, Cina e Thailandia, mentre la Slovacchia è stata completamente abbattuta da un escavatore. Il 3 novembre, infatti, Il Post.it descriveva l’area espositiva come avvolta da “un’atmosfera di festa appena finita, con scatoloni, transenne e cancelli chiusi”.
Molti cittadini si chiedono scettici il motivo per cui le strutture non possono essere riutilizzate per altre soluzioni, lamentando non solo lo spreco di risorse e di energie (costruire per poi abbattere), ma anche l’enorme quantità di prodotti che andrà ad affollare le discariche già colme sino all’orlo. Altri, invece, si dicono felici di poter tornare a vedere un enorme prato verde, in quanto i siti espositivi “sono stati soltanto un danno per l’ambiente”. In realtà, le regole di Expo sono chiare: i Paesi che non riutilizzeranno le proprie strutture dovranno farsi carico direttamente del loro smaltimento. Ed è così che il pregiato legno del padiglione della Malesia, il teak, sarà rivenduto in Italia, mentre la struttura del padiglione Colombia verrà riciclata e reimpiegata in Italia come materiale da costruzione.


Alcuni Paesi, inoltre, hanno deciso di riciclare i materiali da costruzione, oppure di destinarli a scopi sociali: il padiglione Don Bosco, ad esempio, diventerà un centro giovanile in Ucraina, mentre i container del Principato di Monaco si trasformeranno in strutture pronte ad accogliere un centro della Croce Rossa in Burkina Faso.


(31 gennaio 2016)


Prima Pagina on line (www.primapaginaonline.org) - Testata registrata al Tribunale di Bologna, pr. n. 8292 del 06/03/2013. Sito progettato da Templateism.com Copyright © 2011

Powered by Blogger.