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Il mondo delle Barbie tra filosofia e cambiamento

Una telecamera nascosta, qualche adulto incredulo e alcune ‘piccole donne’. Un video semplice e divertente ma che alla fine riporta una frase: “You can be anything”. Così si chiude il nuovo spot pubblicitario di Barbie, la bambola più amata e odiata di tutti i tempi. Un messaggio fresco, forte e profondo quello che si cerca di diffondere e che invoglia le nuove generazioni ad essere quello che vogliono, a non farsi abbattere dalle difficoltà, a perseguire con tutte le forze i sogni. Un invito ad abbracciare l’idea dell’Imagine the possibilities: immaginare le numerose vie da percorrere per trovare sé stessi. 


Ma quando la signora Ruth Handler (ormai più di 50 anni fa) ideò la prima Barbie per sua figlia, di certo non immaginava il successo che avrebbe riscosso nel tempo e nel mondo. Chi poteva prevedere che sarebbe diventata icona della moda e della bellezza, o un vero e proprio filtro per i bambini attraverso cui immaginare, vedere le loro storie e il loro futuro? Nessuno!



Tuttavia, una cosa è certa: ad oggi queste bambole non sono solo passatempi. Celano delle filosofie di vita importanti e delicate che non devono essere sottovalutate. Ed è proprio per via della loro ‘influenza’ che ultimamente sono state al centro di polemiche: a detta di molti, il loro aspetto così stereotipato, così rigido nello schema della bellezza perfetta potrebbe essere mal interpretato dalle bambine e dunque pericoloso, deviante. 




E allora la Mattel (colosso nella produzione di giocattoli) ha deciso di rispondere alle critiche portando una ventata di cambiamenti nel design delle Barbie: dal 1° marzo diciamo “ciao” alle sole gambe lunghe e alla vita microscopica. Le nuove versioni saranno più umane e realistiche: oltre alle differenti tonalità di carnagione e acconciature, ecco arrivare anche la petit (minuta), la tall (alta) e la curvy (formosa). E il Time dedica una copertina a questa evoluzione. Un vero e proprio turning point, un punto di svolta, nel mondo delle Barbie di cui si parla tanto nel bene e nel male. Ma come si dice: l’importante è che se ne parli


Francesca Sassone
(31 gennaio 2016) 

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