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Intervista al Griso, vignettista autore di “Renzopoli 2015”

Ai più affezionati lettori di Prima Pagina on line forse il nome Luca Galimberti suonerà nuovo, ma di certo non succederebbe la stessa cosa se vi nominassi “Il Griso”. Le sue ironiche e sferzanti vignette colorano il giornale ormai da quasi un anno e se avete avuto modo anche solo una volta di visitare il nostro sito saprete a cosa mi sto riferendo. Renzopoli 2015 è il primo libro digitale che raccoglie le vignette di satira politica e cronaca che Luca Galimberti ha creato per tutto il corso dell’anno e del quale ci parla in questa intervista.


Innanzitutto, non posso che chiederti come nasce “Renzopoli 2015”?
Siamo ad aprile dello scorso anno: io sono docente del corso di Fumetto alla Scuola d’Arte Serale di Cabiate (in Brianza) e parlando con alcune persone mi fanno il nome di Marco Ricciardi e del quotidiano Prima Pagina on line, così provo a mandargli alcune vignette per vedere cosa ne pensa e lui accetta con mio grande piacere di pubblicarle giornalmente sul suo giornale online. Arrivati nel 2016, per non far cadere nel dimenticatoio il lavoro fatto, ho pensato di raccogliere tutto il materiale nel libro Renzopoli 2015, disponibile per ora solo in digitale su iBooks Store e Amazon.

Se tra le tue vignette dovessi sceglierne una sola che racchiuda il 2015 italiano, quale sceglieresti?
Nel 2015 sono successi tanti fatti dolorosi sui quali mi permetto di omaggiare l’accaduto con una vignetta seria: penso ad esempio al terribile terremoto in Nepal o al più recente attentato in Francia. Tuttavia (e per fortuna) la maggior parte degli avvenimenti in Renzopoli 2015 sono frivolezze, battibecchi politici, leggi strampalate e giochi di parole che bene si inseriscono nel nostro amato-odiato teatrino politico tutto italiano. A questo punto direi che la vignetta cardine non può essere altro che la copertina del libro, dove vediamo il famosissimo gioco del Monopoli trasformato appunto in Renzopoli: partendo dal “via” vediamo raffigurata la poltrona di palazzo, al posto delle quattro stazioni troviamo in ordine orario, quindi temporale, tutti i provvedimenti presi: articolo 18, Jobs Act, Senato (la riforma a metà) e Roma (con la caduta di Marino). All’interno del tabellone al posto di “imprevisti" e “probabilità” campeggiano “Tasi” e ”Imu”, più un Matteo Renzi sorridente, con tanto di cilindro.



Quando hai deciso di fare satira politica e soprattutto – secondo te – esiste una vera e propria satira politica in Italia?
I disegni dei faccioni dei politici mi hanno sempre fatto sorridere, sono un divoratore delle vignette dei maestri Forattini, Giannelli, Altan. Da piccolo mi perdevo nelle caricature di Walter Molino e mi è sempre piaciuto riprodurre personaggi caricaturali, perché alla fine parlano da soli. La mia idea è che la satira non debba essere di destra o di sinistra, come invece purtroppo in Italia accade spesso, ma far sorridere quelli di destra e quelli di sinistra. Offendendo le persone mascherandosi dietro alla "satira" è forse fin troppo facile ed è per questo che il mio stile non vuole assolutamente prendere di mira questo o quel personaggio ma cerca di pungere tutti.

Peppino De Filippo diceva: “Far piangere è meno difficile che far ridere”. È difficile far ridere utilizzando problemi veri?
Peppino De Filippo diceva una grande verità! Mi capita spesso di sentire comici in tv che dovrebbero far ridere solo con il tormentone del momento, ma forse l’arte di far ridere è un’altra cosa… Guardando i film di Totò e De Filippo, invece, si ride ancora oggi! Come mai? Vien da sé che si sta parlando di maestri della comicità, ma le situazioni che si creano sono così spontanee da coinvolgere qualsiasi spettatore. Quindi, secondo me la semplicità e la spontaneità sono ancora una volta gli ingredienti per far sorridere davvero.

Luca Galimberti, in arte "Il Griso"

I detrattori della satira sostengono che essa sia solo inutile provocazione e critica sterile. Cosa ne pensi?
La satira diventa critica sterile se è presa come tale. Mi spiego meglio: mi hanno sempre insegnato che la critica a qualcosa o a qualcuno è utile solo se è produttiva, va da sé che quella sterile è inutile oltre che dannosa, quindi se riesco a far sorridere il lettore con una vignetta e a farlo riflettere sull’idea che si è fatto lui (non io) rispetto a quella determinata situazione, allora la cosa ha funzionato.


(17 gennaio 2016)


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