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Intervista con Daniela Frascati, scrittrice e blogger toscana

Daniela Frascati è una scrittrice e blogger, una donna impegnata nel sociale e in attività culturali. Sono molto curiosa di incontrarla e intervistarla.


Benvenuta Daniela, inizio subito col chiederti della tua attività nelle politiche sociali, quando hai iniziato?
Appartengo a una generazione cresciuta nell’impegno sociale e politico, impegno che mi ha accompagnato anche nell’attività lavorativa, ma ciò che ha portato un di più rispetto al mio percorso di vita e alla mia crescita culturale è stato l’incontro con il pensiero femminista e la differenza di genere; qualcosa che sembra ormai appartenere a un altro secolo, qualcosa di superato e non più necessario. Invece la pratica del partire dal sé, dal proprio corpo, è ancora, almeno per me, la base per una consapevolezza e una coscienza critica con la quale saper e poter scegliere i propri percorsi di vita e comprendere meglio le dinamiche sociali.

Sei anche una organizzatrice di eventi culturali e collabori con vari giornali, il tuo passaggio alla scrittura come è avvenuto?
Ho organizzato eventi e seminari con altre e collaborato con qualche testata locale, ma questo ha poco a che vedere con la scrittura. La scrittura ha radici nel grande piacere che i libri mi hanno sempre dato, fin da bambina. Romanzi, saggi, libri di viaggi. Un’infinità di autori che ho amato, letto e riletto, che mi hanno emozionato e regalato la voglia d’inventare storie.



Il tuo primo romanzo è del 2011 e si chiama Nuda Vita, un bel titolo, di cosa parla?
La trama è molto semplice. Delfina è una ragazza in coma dopo un incidente stradale forse non proprio fortuito. I suoi affetti, le sue relazioni, quelle scelte, quelle rinnegate e imposte, quelle familiari, si susseguono e talvolta si incontrano al suo capezzale. A rendere particolare la storia è la prospettiva rovesciata del coma, non un silenzio di pre-morte ma un mondo di suggestioni dal quale Delfina non vuole uscire. Per lei, nella luce, nella vita quotidiana, c’è il dolore della dispersione, la sofferenza di ciò che è indeterminato, che causa sofferenza e solitudine. Ma qualcosa può rompere la logica capovolta che rende perfetto il suo essere nel non essere e preferibile il vuoto del silenzio alla pienezza disordinata del presente. Quel qualcosa, forse, è l’amore. E quell’amore, per quanto l’abbia fatta soffrire, è il richiamo che stimola Delfina, la sollecita, la incuriosisce, la attira, calamitandola in un vortice di tensioni contrastanti e intense.


Il 27 novembre scorso invece, a distanza di quattro anni, è uscito La passeggera, il tuo nuovo romanzo; come mai hai fatto passare quattro anni tra un romanzo e l’altro?
Non ho fatto passare quattro anni tra un romanzo e l’altro, ma tra una pubblicazione e l’altra. Anzi, non è nemmeno esatto. Ho pubblicato un paio di racconti in antologie, così come prima di Nuda Vita avevo pubblicato racconti da sola e con altri autori. Tra l’altro, per me scrivere una storia non è un percorso lineare, un procedere in modo unidirezionale. Spesso, fino a che il romanzo non è arrivato al suo nucleo e necessita della concentrazione per annodare tutti i fili sparpagliati tra le pagine, lavoro a storie diverse che abbandono quando una prende il sopravvento e mi porta con sé fino alla fine

La Passeggera lo possiamo definire un giallo? È un romanzo pieno di mistero e suspense, cosa hai voluto trasmettere ai lettori?
La Passeggera è difficile da racchiudere in un genere; è una storia che si muove attraverso piani diversi e in un certo senso percorre anche generi diversi. È un romanzo dove il mistero e la suspense emergono fin dalle prime pagine, dove ogni personaggio cela livelli dissonanti di verità, attrae e respinge, accompagnando il lettore non solo in una vera traversata, quella del piroscafo Il Paradiso che solca l’oceano per il nuovo mondo nel 1914, ma in una traversata interiore che fa incontrare la parte d’ombra che si annida in ognuno. Un’ombra occultata dentro paure e superstizioni ma che in certe condizioni può diventare forte e spiazzante più della luce, mettendo a nudo i misteri e i segreti che nella mia storia i vari personaggi si portano dentro. C’è poi un’inquietante bambina che sembra concentrare su di sé il mistero e le paure degli altri passeggeri; è una presenza torbida e perturbante che agisce come gancio infernale: afferra e mette in moto fobie, paure psicologiche, paure sociali. Una povera creatura che dovrebbe muovere a pietà e invece… Per questo se dovessi riferirlo a un genere lo avvicinerei piuttosto al gotico, pur se la trama si nutre di colpi di scena e assassinii. La Passeggera è un romanzo fatto di storie dentro la storia, di personaggi che il destino rincorre e fa incontrare in questa traversata fatale. Non ho messaggi particolari da trasmettere, La Passeggera è una storia che prende per la trama e gli avvenimenti ma è emozionalmente molto evocativa. Ciò che ho voluto trasmettere è soprattutto il piacere di leggere; spero di esserci riuscita.



La casa editrice che ha pubblicato La Passeggera è “Scrittura & Scritture”, come è avvenuto l’incontro fra voi e come vi siete scelti?
L’incontro è nato dalla storia, intrigante e fuori dagli schemi ordinari come sono le scelte editoriali delle due editrici Chantal ed Eliana Corrado. Scrittura & Scritture è una casa editrice coraggiosa che punta su romanzi non banali, che ha a cuore la scrittura e lo stile narrativo. Le sorelle Corrado amano il loro mestiere e lo fanno con passione e grande professionalità, curando il libro nella sua totalità, dalla scelta della carta, ai caratteri, all’impostazione grafica, alla copertina. La Passeggera ha una copertina bellissima e raffinata, che richiama e accenna alla storia: è di un’importante fotografa francese Juliette Bates.

Ci saranno presentazioni del romanzo in alcune città?
Per il momento ci sono state a Roma e Napoli, ma spero che ce ne saranno anche in altre città.

Voglio ringraziare Daniela Frascati per la disponibilità e farle un grande in bocca al lupo per la sua carriera.


(28 gennaio 2016)

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