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Intervista a Lucrezia Scali, giovane scrittrice piemontese

Diamo il benvenuto a Lucrezia Scali, giovane scrittrice e blogger; a gennaio è uscito il suo libro Te lo dico sottovoce, edito da Newton Compton.

Lucrezia, come sei passata dal self-publishing all’editoria classica di Newton Compton, come funziona questo passaggio?
A marzo 2015 ho deciso, dopo una lunga valutazione, di auto-pubblicare il mio romanzo, seguendo il percorso di altri autori che avevano intrapreso questa strada. C’è anche da considerare che molte case editrici hanno sospeso temporaneamente l’invio dei manoscritti o hanno tempi di attesa piuttosto lunghi. Da qui la scelta di caricare il mio manoscritto su una piattaforma online, dopo averlo curato in ogni suo aspetto. Il resto è stato del tutto inaspettato, il romanzo è balzato in cima alle classifiche digitali attivando un meraviglioso passaparola, e dopo pochissimo tempo è arrivato il contatto della Newton Compton con la proposta di pubblicazione.


Tu sei una blogger che recensisce anche altri libri e quindi vivi il mondo della scrittura a 360 gradi, come giudichi in generale l’editoria italiana?
Grazie al blog mi sono avvicinata al mondo del self-publishing e ho seguito il percorso di molti autori. Alcuni sono riusciti a emergere e firmare un contratto con una casa editrice, altri sono rimasti fedeli all’auto-pubblicazione (spesso è anche una scelta personale), e devo ammettere che ci sono ottimi romanzi che non riescono a essere notati ma che meritano davvero tanto. Abbiamo ottimi lavori che, probabilmente, non vedranno mai la luce tra gli scaffali di una libreria e ci sono autori che non riescono a riscuotere “successo” proprio perché italiani. Noto che una buona fetta di lettori parte prevenuta nei confronti dei romanzi italiani, anche se non abbiamo niente da invidiare ad autori oltreoceano. C’è il timore di avere tra le mani un prodotto scadente, di non riuscire a sognare se il romanzo è ambientato in Italia. Spesso ho l’impressione che la parola italiano rappresenti il vero problema, perché agli autori stranieri tutto è concesso ma non riserviamo lo stesso trattamento anche ai “nostri” romanzi. Anzi, siamo piuttosto chiusi nel leggere determinati generi ma li leggiamo se importati.



Quali sono i tuoi scrittori preferiti?
Sono tanti, troppi da citarli tutti. Posso dirti che nel panorama italiano contemporaneo mi piacciono molto Sara Rattaro, D’Urbano, Vitali e Ammaniti e poi, in base ai differenti generi, amo la Rowling, Joyce Carol Oates e Sophie Kinsella.

Esce ora a gennaio il tuo romanzo Te lo dico sottovoce, di cosa parla?
Te lo dico sottovoce è una storia d’amore a 360 gradi, che non si limita a parlare dei sentimenti che uniscono due persone ma abbraccia ogni aspetto della vita. La protagonista del romanzo è Mia, una giovane donna che gestisce una delle più importanti cliniche veterinarie di Torino. Ama il suo lavoro e da poco ha avviato anche un progetto di pet therapy per restituire il sorriso ai bambini ricoverati in ospedale. Nella sua vita sembra non esserci più spazio per l’amore, fino al giorno in cui incontrerà Alberto e Diego. Riuscirà a dare una seconda possibilità al suo cuore spezzato?

Da dove prendi ispirazione per la tua scrittura?
Le storie si materializzano nella mia testa quando meno me l’aspetto, sono loro che vengono a cercarmi. E ti dirò che spesso sono anche prepotenti perché non smettono di “farsi sentire” finché non inizio a riempire delle pagine bianche. Per esempio Te lo dico sottovoce nasce grazie al mio cane, è stato lui la fonte d’ispirazione dell’intera storia.



Cosa pensi della crisi dell’editoria italiana e della chiusura di molte librerie?
Il discorso è molto lungo e complesso. Purtroppo le librerie indipendenti sono costrette a fare i conti con i costi sempre più alti, e c’è chi riesce a resistere, chi tenta nuove strategie e chi deve adeguarsi agli sconti che vengono fatti dalle catene editoriali e dalla grande distribuzione. Bisognerebbe attuare la regola del prezzo fisso e inventare sistemi per avvicinare di più un potenziale lettore, e poi inutile negare che in Italia si legge poco e si pubblicano tanti titoli. Le statistiche parlano chiaro e una grande fetta della popolazione non legge neanche un libro all’anno. Infatti l’Italia è, sfortunatamente, uno dei Paesi con l’indice di lettura più basso d’Europa. Non ne vado fiera visto che cerco di mantenere una media annua di 100 libri al mese, o almeno cerco di avvicinarmi il più possibile.


Ci saranno presentazioni da qualche parte del tuo romanzo?
Sì, sicuramente ce ne sarà una a Torino in prossimità della data di uscita e altre sono in programmazione, ma al momento non so ancora dire niente di preciso.

Grazie Lucrezia Scali e in bocca al lupo per la tua carriera.


(4 gennaio 2016)



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