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L'Egitto cinque anni dopo la rivoluzione

Il 25 gennaio di cinque anni fa in Egitto, sull'onda lunga delle primavere arabe, si compiva quella rivoluzione di popolo che avrebbe dovuto scacciare il dittatore Mubarack e portare in quel Paese la vera democrazia, insieme a maggiore libertà per tutti. Da allora ogni anno gli egiziani hanno festeggiato quel giorno in piazza tra canti e balli, ma non quest'anno: in questo 2016 tutte le manifestazioni sono state vietate e le celebrazioni sono state annullate. Ufficialmente in nome della lotta contro il terrorismo, molte associazioni culturali e anche abitazioni private sono state perquisite dalla polizia in pieno assetto da combattimento e molti sono stati gli arrestati, accusati di essere fiancheggiatori dello Stato islamico.


Gli attivisti per i diritti umani lamentano la creazione di un nuovo regime dittatoriale, se possibile ancora peggiore di quello di Mubarack, in cui anche le libertà e i diritti umani più basilari sono negati e vengono fatti processi sommari che non danno agli accusati la possibilità di presentare il loro punto di vista e difendersi.
Nel luglio del 2013 salì al potere il generale al-Sisi, che nel suo primo discorso alla nazione promise di costruire un Egitto nuovo, più moderno e democratico, senza disuguaglianze e con molta libertà e prosperità. Ad oggi la grande rivoluzione democratica rimane a metà, mentre continuano perquisizioni e arresti degli oppositori politici: l'Egitto è rimasto schiacciato come in una morsa tra voglia di democrazia e paura del terrorismo dell'ISIS.


L'economia egiziana è in una situazione tutt'altro che rosea perché il tenore di vita della maggioranza della popolazione si è notevolmente abbassato e i prezzi di molti generi di prima necessità, come cibo e medicinali, sono saliti alle stelle. Il divario tra i più ricchi e i più poveri è aumentato drasticamente a scapito del ceto medio e i recenti attentati hanno fatto crollare il settore del turismo che è sempre stato trainante nel Paese nordafricano.


Quello che doveva essere il riscatto della società civile egiziana e doveva servire a porre fine alla dittatura, fino ad adesso non ha dato i frutti sperati e di certo, con la minaccia jihadista sempre più massiccia in Egitto, le cose rimarranno inalterate per lungo tempo.


(28 gennaio 2016)



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