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Scontro Renzi-Juncker: una debolezza contro l’altra

La tensione sull’asse Roma-Bruxelles era nell’aria. Lasciando da parte i consueti toni diplomatici della burocrazia europea, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha duramente attaccato Matteo Renzi e le sue recenti esternazioni contro l’UE.


Il premier italiano viene accusato da Juncker di “vilipendere in ogni occasione” la Commissione europea e di essersi preso i meriti dell’introduzione della flessibilità di bilancio in Europa, nonostante il parere contrario di alcuni Stati, Germania in testa. Proprio l’Italia è tra i Paesi che ne ha maggiormente usufruito, dai famosi 80 euro all’abolizione della Tasi sulla prima casa. A complicare ulteriormente lo scenario c’è la reticenza italiana a finanziare la Turchia per far fronte all’emergenza immigrazione. Dei tre miliardi di euro ipotizzati per la Turchia, 300 milioni verrebbero dati dall’Italia, che però chiede maggiori garanzie e maggiore flessibilità di bilancio per la gestione dell’emergenza profughi.
Mentre il ministro dell’Economia Padoan getta acqua sul fuoco parlando di “atteggiamento costruttivo dell’Italia”, senza “nessuna volontà di offesa”, Renzi replica a tono. Il premier sostiene di non lasciarsi intimidire e rivendica la bontà delle sue riforme per il superamento dell’austerity. L’UE ha avvertito l’Italia che si è oltrepassato il limite, tanto più per misure quali l’abolizione dell’IMU sulla prima casa o il bonus da 500 euro per i diciottenni. Le istituzioni UE hanno concesso più flessibilità possibile sperando di ammansire il governo italiano, uno dei pochi in Europa con un discreto consenso popolare che fungesse da baluardo contro l’antipolitica. Ma la tattica ha funzionato solo in parte.


A correnti alterne Renzi continua ad attaccare l’Unione Europea, soprattutto quando è in difficoltà sulle prime pagine dei giornali - il crac bancario, la fronda interna contro la legge sulle unioni civili, i dati sull’inflazione non positivi. Al premier conviene utilizzare ogni tanto la dialettica più dura dei cosiddetti “pugni sul tavolo”, apprezzata dal suo elettorato e non solo. Renzi infatti sa bene che Juncker si trova in un momento di forte debolezza, e con lui anche la cancelliera Merkel, che perde consensi in patria per la sua politica migratoria. Renzi fa capire che nel parlamento europeo avrebbe i numeri per sfiduciare l’attuale Commissione, anche se per ora questa resta un’ipotesi lontana. Tradotto: o l’Italia ottiene la flessibilità richiesta o si aprono le porte dell’Europa ai partiti antisistema, già ben radicati in molti parlamenti nazionali.


In ogni caso sarà molto difficile che si arrivi al punto di rottura, probabilmente verrà concessa una parte della flessibilità in cambio di un abbassamento dei toni. Juncker ha in programma un viaggio in Italia a fine febbraio per ricucire lo strappo. Anche se i veri strappi sono ben altri, come dimostrano i successi dei partiti antieuropei e la possibilità dell’uscita del Regno Unito dall’UE.


Gloria Gattoni
(17 gennaio 2016)



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