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Gli Stati Uniti chiedono più sforzi contro l'ISIS

Al vertice antiterrorismo di Roma si sono incontrati tutti i protagonisti della coalizione internazionale che ormai da molto tempo è impegnata a combattere gli uomini in nero del sedicente Califfato in Siria, Iraq e soprattutto Libia.
Gli strateghi statunitensi del Pentagono sono molto preoccupati per l'avanzata dei miliziani islamisti in Nord Africa e temono che la Libia, da tanto tempo allo sbando e senza un vero governo stabile, possa essere usata per fare entrare potenziali jihadisti in Europa via mare, vista la vicinanza con le coste italiane.


Il segretario di Stato degli Stati Uniti, John Kerry, durante l'affollatissima conferenza stampa congiunta ha detto: “Manterremo la pressione sull'ISIS schiacciandolo da ogni lato, strangolando i suoi tentativi di stabilire reti altrove, tagliando le sue fonti di finanziamento e smascherando le sue bugie. Siamo impegnati al massimo ad usare ogni risorsa a nostra disposizione per rimanere all'offensiva su tutti i fronti”.
Gli Stati Uniti chiedono all'Italia e a tutti i loro alleati di fare qualche sforzo in più per combattere lo Stato islamico e di essere pronti a mobilitare più uomini e mezzi sui fronti di guerra; il nostro ministro degli Esteri Gentiloni ha assicurato il governo statunitense che anche il nostro Paese farà la sua parte e manderà soldati ben armati e addestrati a difendere la diga di Mossul in Iraq ed a difendere i pozzi petroliferi e le raffinerie in Libia.


La Libia è il fronte più caldo su cui la comunità internazionale si trova a combattere il Califfato: il Paese è spaccato in due, il caos regna in tutte le principali città, gli islamisti continuano a guadagnare terreno e gli unici ad arricchirsi sono capi dello Stato islamico e signori della guerra senza scrupoli, liberi di fare i loro loschi traffici.
Tutti sperano che presto si possa insediare nel Paese nordafricano un governo di unità nazionale e sono concordi nell'affermare che liberare i territori dai miliziani del Califfato con la forza non basta, perché poi bisogna pensare a dare nuovo assetto alle città liberate e bisogna anche garantire pace e stabilità.


(4 febbraio 2016)


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