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Il Canto delle Sirene. Libertà e sicurezza: l'allegoria della Prudenza

Con la paura del rimbombo del tonfo dell'insuccesso, avanzano gli uomini e le loro idee, ben stretti nei ranghi delle decisioni altrui, ovvero persi nelle fitte foreste del dubbio, con il sole ormai oscurato dall'insicurezza. Si amplia il panorama delle tentazioni ruggenti del XXI secolo, che risuonano come gli stantuffi delle ruote di un treno, incessanti, ripetendo l'errore che forse non si commetterà mai. Dobbiamo riporre la nostra fiducia nelle orecchie ormai sorde, attaccate alle teste di quei personaggi la cui capacità decisionale dev'essere solida, affinché si faccia fronte ad un periodo storico duro come quello corrente. Sperando che questa fantomatica solidità, sia accompagnata da una giusta razionalità.


Concetto chiaro nella nostra mitologia, spiegato affiancando due famosi eroi: Ulisse e Orfeo. Si narra che il primo, volendo ascoltare il dannato canto delle sirene, si fece legare all'albero della nave, imponendo ai suoi rematori di mettere i tappi di cera. Lo scaltro comandante, rinunciando alla sua libertà, essendo stato immobilizzato per diverse ore, assiste alla melodia, privandola ai suoi prodi marinai resi sordi.
Orfeo, al contrario, fa l'operazione apposta: nella ricerca del Vello d'oro, la nave degli Argonauti passò vicino all'isola delle sirene, a quel punto il comandante iniziò a suonare la lira più forte che potesse, contrastando il canto maligno seguendo la sua metrica, così da poter essere concesso a tutti.
Ulisse si trovò di fronte ad un bel dilemma: "Sono disposto a rinunciare alla libertà personale in nome della sicurezza?". Un grande statista come Winston Churchill gli avrebbe risposto che non avrebbe meritato né la prima né la seconda.
Un dilemma che si tinge di rosso e di nero per gli italiani più attempati, facendo risalire in bocca, quasi come un conato di vomito, quel sapore di piombo, che afflisse uno dei periodi più bui della nostra Repubblica. La lotta al terrorismo rende la soluzione di questo cruciverba più stretta di un cappio al collo, scontrandosi con fattori ideologici, politici, ma soprattutto economici. Tuttavia il rumore del silenzio struggente nelle strade di Bruxelles parla da solo.


I grandi blocchi internazionali, a furia di riunioni e meeting mondiali, stanno rischiando di esasperare la sicurezza della tana della preda, rendendola quasi kafkiana: talmente complicata che ingabbia chi vi cerca riparo, facendolo perdere nelle sue limitazioni per poi lasciarlo morire di fame. Ciò che è certo è che i cittadini devono stare in guardia. Vigilando sulle reazioni e sulle misure di sicurezza che i governi e i parlamenti si apprestano a varare sull'onda increspata della paura.
La sicurezza e le libertà sono pietre miliari di qualunque società che vuole garantire all'uomo la massima espressione del suo "Io", affinché questo avvenga dovranno procedere di pari passo come due binari ed impedendo che si sopprimano a vicenda. Questo fantomatico equilibrio, il nostro eroe, Orfeo, è riuscito a trovarlo, inserendo nel meccanismo di risoluzione del problema una virtù cardinale della morale occidentale: la prudenza. Una qualità agrodolce, molto evocata, suggerita, ma soprattutto interpretata: spesso accostata ai classici valori frenanti, addirittura conservativi, talvolta sintomo di maturità e saggezza.
Avendo un considerevole potere d'influenzare le decisioni e le scelte, la prudenza è stata più volte connessa alla sfera politica ed economica dai grandi artisti del passato e dai pensatori contemporanei. Lavorando nell'amministrazione fiorentina, Machiavelli ebbe la possibilità di accumulare un'esperienza politica incredibile permettendogli di tracciare la figura del suo sovrano ideale, ravvisando nella prudenza lo strumento per eccellenza di mantenimento del potere. Logicamente, il sovrano, sapendo guardare lontano, aveva la possibilità di decidere per conseguire il suo di bene che è al contempo il bene dello Stato.
La richiesta di una maggior efficacia investigativa, repressiva e preventiva porta inevitabilmente alla compressione di talune libertà di cui ordinariamente nei Paesi liberi godiamo. Tutto questo però non può indubbiamente distogliere uno sguardo prudente a ciò che ci viene tolto.
La straordinaria vitalità della democrazia è ravvisata nell'impulso del cittadino che esprime sé stesso attraverso un'azione partecipativa. L'attuale uomo civico è colui che si appoggia alla rete di relazioni vere e sincere che devono intercorrere con tutti, ma soprattutto con lo Stato.


L'ordine e la disciplina sociale non troverà mai fondamento in mutevoli e provvisorie maggioranze di opinioni, troppo labili e prevalentemente legate da interessi personali. Dobbiamo ricercare una politica dotata di “spessore di Stato”, capace di una sintesi progettuale chiara alla totalità che permetta di vivere l'esperienza democratica con la voglia di essere presenti.
Ravvedo nella comunità politica i protagonisti della ricerca della chiave di connessione tra una fiducia meritata con il tempo, il potere al servizio dell'utile e scelte mirate a trasformare in positivo ciò che accade. Mi pongo all'orecchio delle menti attente e ascoltatrici, capaci di critica costruttiva affinché il progetto politico considerato sia spinto a realizzare formule nuove che diano valore più al bene comune che all'interesse di pochi.


Federico Bertoni

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