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Intervista con Vincenza Alfano, in libreria con "Balla solo per me"

Vincenza Alfano è giornalista, saggista e docente di materie letterarie, ha condotto laboratori di scrittura creativa nelle scuole inferiori e superiori, ed è stata curatrice dell’antologia Napoli in cento parole.


Benvenuta Vincenza, sei una donna instancabile che dedica tutto il suo tempo alla cultura, da dove prendi l’ispirazione per dedicarti alla tua passione?
Una vera passione trae ispirazione da sé stessa. L’amore per i libri mi ha accompagnato fin da bambina e non mi ha mai abbandonato. La lettura e la scrittura sono il centro della mia vita.

Nel 2015 hai pubblicato per Giulio Perrone Editore il saggio A Napoli con Maurizio de Giovanni, una dedica allo scrittore, di cosa parla questo saggio?
Il saggio appartiene alla collana Passaggi di Dogana, nata da un’idea di Mariacarmela Leto e Paolo di Paolo. L’obiettivo è la realizzazione di guide di viaggio attraverso città sospese tra rappresentazione realistica e fantastica. Nel mio caso mi sono occupata della Napoli degli anni Trenta descritta da Maurizio de Giovanni nella famosa serie di gialli del commissario Ricciardi. Ho tentato di produrre una narrazione più che un testo critico in grado di restituire le emozioni di una città raccontata attraverso i sensi e i sentimenti. Necessaria la distanza prospettica (la città guardata da altro scrittore e dagli occhi del suo personaggio) e diacronica (la città degli anni Trenta) per recuperare il senso dell’affinità che la Napoli contemporanea ha con quella antica. Il testo offre inoltre l’opportunità di cogliere la genesi di alcuni fenomeni (lo sviluppo edilizio, la nascita di nuovi quartieri) e le caratteristiche antropologiche ancora presenti nella Napoli odierna. Mantiene in più il gusto della suggestione letteraria e del gioco.



Sei molto apprezzata per i tuoi lavori tra giornalismo, scrittura e saggistica: tre forme di comunicazione diverse ma con un unico comune denominatore. Come metti a fuoco le peculiarità di queste professioni?
Il centro è la parola, strumento di comunicazione, forma di conoscenza, relazione, segno artistico indelebile. Il mio è un costante e attento lavoro sulla parola.

Hai iniziato nel 2009 come scrittrice con Via da lì, seguito poi da Fiction del 2011, poi da L’unica ragione edito da Homo Scrivens ed ora di nuovo in libreria con Balla solo per me edito da Giulio Perrone. Parliamo allora di quest’ultimo romanzo, la cui protagonista, Laura, è una étoile del teatro San Carlo di Napoli.
Balla solo per me è un romanzo di sentimenti, una storia d’amore in cui ho provato a raccontare la complessità dell’amore nelle sue possibili declinazioni sottraendolo ai luoghi comuni sul tradimento, ai clichè abusati da molta letteratura, agli scivolamenti di storie in bilico tra pornografia ed erotismo. È un romanzo sulla bellezza, sul valore dell’arte, sul senso dell’amore, sul rischio, sulla rinuncia consapevole, di chi ama, alla felicità. Racconta la storia di Laura, étoile del corpo di ballo del Massimo partenopeo che, alla vigilia dell’allestimento del balletto di Coppélia con il quale il teatro San Carlo inaugura la nuova stagione, si ritrova a fare i conti con una storia d’amore clandestina e sofferta. La messinscena di Coppélia s’intreccia così con la finzione di una e più vite in cui l’amore eccessivo e l’eccessiva passione, piuttosto che agevolare le relazioni, diventano il vero ostacolo alla realizzazione dell’amore stesso e della felicità.



In questo romanzo, molto intenso e pieno di passione, alterni la prima persona con la terza persona nella narrazione, come mai questa scelta?
È una questione di prospettive. L’alternanza di voci rende possibile il confronto di punti di vista differenti e amplifica le conoscenze del lettore permettendogli di sondare la sfera dei sentimenti della protagonista in tutte le loro sfumature. La narrazione in terza persona offre un ampio scenario di tutto ciò che accade ai personaggi; la prima persona, voce della protagonista, ci fa scendere nei meandri della sua coscienza, scavando nei suoi pensieri che si rivelano a sé stessa e al lettore contemporaneamente.

C’è un altro protagonista del romanzo ed è il San Carlo, un luogo dove passione e sacrificio la fanno da padrone, come mai hai deciso di ambientarlo in questo meraviglioso teatro?
Non poteva esserci luogo diverso in cui ambientare la storia di un balletto. Il San Carlo possiede la scuola di ballo più antica d’Europa, è inoltre un teatro splendido, dove si respira un’atmosfera magica. Il mio è anche un invito implicito a visitarlo.


Qual è in sintesi il messaggio di Balla solo per me?
Amare e avere una grande passione non garantiscono la felicità ma danno senso alla vita.

A questo romanzo sei molto legata e stai facendo ampia promozione nelle librerie. Ce ne saranno altri?
Molti altri finché sentirò l’urgenza di raccontare. Mi auguro davvero che l’ispirazione sostenga la mia scrittura fino alla fine della mia vita. Il mio motto è: Scribo ergo sum.

E noi non possiamo che augurarti il meglio per la tua carriera!


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