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Io non mi arrendo: ritorna in tv Beppe Fiorello

La fiction di Rai Uno è la nuova frontiera della narrazione dell’Italia e lo conferma la fiction Io non mi arrendo in onda il prossimo 15 e il 16 febbraio in prima serata e che racconta la storia dell’ispettore di polizia Roberto Mancini, morto di leucemia a causa degli sversamenti di rifiuti della “Terra dei fuochi” e tratta dal libro Io, morto per dovere scritto dai giornalisti  Luca Ferrari e Nello Trocchia con Monika Dobrowolska Mancini, la vedova del poliziotto morto nel 2014 di leucemia, malattia che aveva contratto indagando sul colossale traffico di rifiuti tossici organizzato dal clan dei Casalesi. 


Roberto Mancini si era imbattuto per caso in questa vicenda  nel 1995 e scoprì con orrore che cosa stava succedendo in una terra tra le più fertili al mondo. Si imbattè nella burocrazia delle istituzioni e constatò le loro connivenze con la malavita che coprivano i traffici con il lassismo e la noncuranza. L’ispettore fu lasciato solo, le carte della sua inchiesta sparirono e lui fu allontanato a Roma; anche dalla Capitale continuò le sue indagini sui rifiuti tossici. Una decina di anni dopo, un magistrato della Direzione Distrettuale di Napoli riaprì l’inchiesta e denunciò la terribile situazione. 


La fiction Io non mi arrendo parla della storia di questo eroe del nostro tempo, delle sue emozioni, del suo privato, della sua battaglia una volta scoperta la malattia. Diretta da Enzo Monteleone, il film tv è interpretato da Giuseppe Fiorello; per discrezione il protagonista si chiama Marco Giordano perché appunto è “ispirata alla vicenda reale” di Roberto Mancini e il paese dove si svolge l’azione è l’immaginario paese di Casale Campano, ma è chiaro a tutti a quale paese ci si sta riferendo; il cambio dei nomi dei protagonisti e dei luoghi è una convenzione narrativa. Nella fiction le dimensioni della tragedia della “Terra dei fuochi” non è ingigantita, anzi è assolutamente ben girata e regala una realtà "più vera del vero" che urla lo scandalo delle industrie del nord Italia che, con l’aiuto dei Casalesi, venivano a riversare i loro rifiuti tossici, uno scandalo ributtante dall’uno e dall’altro verso, una tragedia raccontata dal regista e da tutto il cast con serietà e composta indignazione.


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