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La piaga della violenza urbana in Sud America

La settimana scorsa è uscito il rapporto annuale dell'organizzazione non governativa messicana “Consejo Ciudadano para la seguridad publica y penal” sulla sicurezza nelle maggiori città del mondo: per la prima volta ad avere il poco invidiabile primato di città più violenta è stata Caracas. Nella capitale venezuelana gli esperti dell'organizzazione messicana hanno registrato l'anno scorso il maggior numero di omicidi ogni 100000 abitanti, nonché una diffusissima microcriminalità e una lotta continua tra i vari cartelli della droga che si contendono il territorio.


In generale, scorrendo la classifica delle città più violente, si può notare che le prime posizioni sono tutte occupate da metropoli del Sud America, come San Pedro Sula e San Salvador; il problema della violenza urbana delle città sudamericane sta esplodendo come non mai e la crescente corruzione tra chi dovrebbe garantire la sicurezza certo non aiuta. Il dilagare dei cartelli della droga ha da sempre rappresentato una piaga per il Sud America e negli ultimi anni il Venezuela è stato teatro di una lotta tra bande di trafficanti molto dura che ha provocato molte vittime, tra cui molti cittadini innocenti. La città di Caracas si trova a dovere affrontare anche una marea di altri problemi che riguardano la guerra tra bande criminali, la corruzione, l'instabilità politica e un tasso di povertà alle stelle. Molti abitanti di Caracas vivono in baraccopoli fatiscenti in condizioni igieniche disastrose con un salario da fame oppure non hanno un impiego e per questo sono di facile reclutamento per i signori della droga che li attirano con false promesse di soldi facili. La pesante crisi politica ed economica che ha colpito il Paese sudamericano ha fatto precipitare ulteriormente la situazione e le strade di Caracas e di molte altre città del Venezuela sono diventate teatro di guerra, con conseguente enorme incremento dei casi di violenza. Nel rapporto non compaiono le città mediorientali e africane martoriate da anni di guerra perché i ricercatori dell'organizzazione messicana hanno scelto di non tenere conto dei Paesi in cui si combatte una guerra conclamata.


( 2 febbraio 2016)

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