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La storia del calendario e i dieci giorni mai esistiti

Se volessimo mettere alla prova un nostro amico chiedendogli per esempio: “Cosa è accaduto il 10 ottobre del 1582?”, probabilmente non immaginerà mai che, in realtà, quel giorno non è mai esistito.
Tutti noi abbiamo in casa almeno un calendario, utilizziamo un'agenda o un diario. Andiamo a scoprire alcuni fatti interessanti, e anche curiosi, che hanno determinato il metodo di calcolo dell'anno.


Risale al 46 d.C. il calendario giuliano: elaborato dall'astronomo greco Sosigene di Alessandria e promulgato da Giulio Cesare dal quale prende il nome. Il calendario prevedeva un anno bisestile ogni quattro anni, senza eccezioni. L'anno tropico medio (o anno solare), ovvero il tempo effettivo del moto di rotazione terrestre, è di 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi.
Questi 5 ore, 48 minuti e 46 secondi vengono arrotondati per eccesso a 6 ore e recuperati nel calendario giuliano con un anno bisestile (un giorno in più) ogni quattro anni (6×4=24). Poiché si arrotonda per eccesso, ne consegue che un anno del calendario giuliano sia più lungo dell'anno tropico di circa 11 minuti e 14 secondi. Per l'epoca era un ottimo risultato, ma ne conseguì che si perdeva un giorno ogni circa 128 anni.
Papa Gregorio XIII, nel 1582, decise di risolvere questo problema. Già dal Concilio di Nicea (325) si dibatteva sulla progressiva regressione dell'equinozio di primavera dovuta all'imprecisione del calendario giuliano. La data convenzionale dell'equinozio da prendere come riferimento per poter calcolare la Pasqua era stabilita dal Concilio di Nicea nel 21 marzo. Nel 1582, tuttavia, si constatava che il reale equinozio astronomico era già avvenuto da 10 giorni. Il Papa ne ricava che, di questo passo, a lungo andare la Pasqua sarebbe stata celebrata d'estate. Nominò così una commissione di esperti presieduta dal gesuita bavarese Cristoforo Clavio, matematico e professore del Collegio Romano, per riformare il calendario. Furono utilizzate le misure effettuate dell'astronomo Nicolò Copernico pubblicate nel 1543.
Con questa riforma si stabilì che, per una misurazione più precisa, gli anni bisestili sarebbero stati ancora i divisibili per quattro, ma ad eccezione degli anni secolari (quelli divisibili per 100) che non siano divisibili per 400 (per cui sono bisestili 1600, 2000, 2400...). In questo modo, un anno del calendario gregoriano conta solo 26 secondi in eccesso rispetto all'anno tropico effettivo. Per cui si calcola che, giunti all'anno 4905, bisognerebbe sopprimere un giorno.


Dalle imprecisioni trascinate dal calendario giuliano, e anche a quelle antecedenti ad esso (dall'anno 0 al 46 d.C.), ne derivò un ritardo di 10 giorni sull'anno tropico. Ecco perché, con l'introduzione del calendario gregoriano mediante la bolla papale Inter gravissimas, nell’anno 1582 dal giorno 4 ottobre si passò direttamente al 15. I giorni che vanno dal 5 al 14 ottobre furono saltati: per il calendario gregoriano non esistono!
La maggior parte dei Paesi attualmente utilizza questo calendario, tuttavia per alcuni di essi il procedimento fu più graduale che per altri. In alcuni Paesi la Chiesa ortodossa utilizza tutt'ora il calendario giuliano per le sue festività: per esempio il Natale, invece che il 25 dicembre, viene celebrato il 6 (o il 7) di gennaio.


Luca Caregnato


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