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Le global periferie di Papa Francesco

Il legame tra mondi periferici in difficoltà è la chiave di volta e la critica di Bergoglio alla società più opulenta è stata chiara: “La misura della grandezza di una società è data dal modo con cui tratta i più bisognosi”. Umanesimo evangelico del Papa gesuita che, come un francescano, non fugge la realtà.


La sfida di Papa Francesco alle diseguaglianze globali va letta nelle messe celebrate nelle periferie delle megalopoli messicane e brasiliane quanto nella visita nel Chiapas, nelle zone “narcos”, terra di indigeni e migranti come interfacce tra i luoghi che separano, dove migliaia di persone cercano un riparo senza alcun orizzonte certo, cittadini fuori dal proprio Stato senza possibilità di ritorno, perseguitati di ogni genere per razza, religione o idee politiche.
Dalle messe borderline sul confine Messico-Usa agli strali delle sue omelie contro la “Santa Muerte” protettrice dei narcotrafficanti che si impossessano dei beni che sono dati ad altri, Bergoglio è avverso alle multinazionali ed élite economiche che si rifugiano nei paradisi fiscali evitando così di contribuire, con la quota di tasse, al finanziamento dei servizi pubblici dei cittadini; il Papa ha detto perciò a gran voce “basta” alla povertà e a questo enorme divario economico che è all’origine dei mali che affliggono l’umanità.
Va vista in questa ottica anche la sua volontà di incontrare la guida dell’altra grande Chiesa, ossia il Patriarca ortodosso russo Kirill. Tema scottante quello del comune impegno e difesa dei cristiani del Medio Oriente ma soprattutto quello dell’avvicinamento tra le Chiese cristiane. La recente apertura di Bergoglio alla messa per i divorziati ha attualizzato ciò che concerne l’aspetto dell’indissolubilità del matrimonio in quanto già da tempo la dottrina ortodossa “benedice” le seconde nozze del coniuge non colpevole del divorzio. In comune con gli ortodossi inoltre Bibbia, sacramenti, dottrina del sacerdozio e dell’episcopato, come a dire che superare le inimicizie e le discordie dei secoli passati si può e si deve fare.


Se Wojtyla guardava ad Est e Ratzinger ad Ovest, Papa Francesco guarda al Sud del mondo che conosce bene in quanto nato a Buenos Aires, dove ha cominciato il suo noviziato nella Compagnia di Gesù; ha scelto perciò la Cuba del nuovo corso di Raul Castro, anche se fino a vent’anni fa l’ateismo era raccomandato nientemeno che dalla Costituzione dell’Havana, per l’incontro senza precedenti col leader di quella Chiesa mondiale che è l’Ortodossia russa che spazia a 360 gradi in tutti i continenti.
Bergoglio ha invece lasciato delusi quei supporter pontifici che chiedevano a gran voce la fine di quel grosso iceberg di bugie che sono le apparizioni in quel di Medjugorje; l’unica presa di posizione “contro” del Pontefice ha lasciato l’amaro in bocca in quanto: “Per il momento si danno soltanto alcuni orientamenti ai vescovi sulle linee che si prenderanno”. Come a dire che non è fede cristiana quella dei veggenti che vedono la Madonna su appuntamento, ma neanche è il caso di demonizzare la violenza verbale e gli anatemi erga omnes di Padre Livio (Radio Maria), in quanto sponsor di molti pellegrinaggi nell’anonima cittadina della Bosnia-Erzegovina.


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