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Le scale sulla città: le due torri di Bologna

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  “Non si sale mai così in alto se non quando non si sa dove si va”
 Honoré de Balzac, Massime e pensieri di Napoleone, 1838

Si dice che non si è vista Bologna se non si è mai saliti sulla torre degli Asinelli. Nonostante viva in questa città da dieci anni, solamente una settimana fa ho affrontato i 498 gradini che la compongono.
I segni di ogni visitatore sono ben visibili su quei gradini consunti dal tempo e dal passo di chi vi è salito; spazi che profumano di antico, stretti ed angusti, che rendono l'esperienza quasi collettiva, fino all'ultimo gradino che conduce ad una porta aperta sulla città, su una visione mozzafiato da cui non ci si vorrebbe separare.


A pochi chilometri un cammino simile è offerto dal Faro di Gaggio Montano; inutile descrivere la meraviglia diversa, seppur simile, nel trovarsi in cima ad un luogo che, contrariamente a quanto accade nel caso della torre bolognese, è isolato e immerso nella natura. Mentre in sottofondo si sentono i rintocchi dell'orologio, ci si può affacciare e osservare il panorama o semplicemente abbandonarsi ad un momento meditativo suggerito dalla calma e tranquillità di quel posto.


Gli esempi sono infiniti, a partire dei più noti: la torre Eiffel parigina o l'Empire State Building newyorkese, fino alla nostrana torre di Pisa. Questi luoghi sono diventati i simboli delle loro città, il loro fascino non risiede solo nell'ammirazione che suscita osservare delle costruzioni così immense ma nel senso di viaggio che offrono, il percorso e infine il senso appagante che offre trovarsi in cima.


Alessia Del Fiore

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