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Non cucina e non fa le pulizie: moglie rinviata a giudizio

Una donna rischia dai due ai sei anni di detenzione perché non cucina, non tiene la casa in ordine ed insulta ripetutamente il marito. È successo a Sonnino, in provincia di Latina, dove un uomo di 47 anni ha denunciato ai carabinieri la moglie, di sette anni più giovane, perché non prepara né pranzo né cena, non fa regolarmente le pulizie e spreca il cibo da lui comprato. A ciò si aggiunge il fatto che la donna ha più volte chiuso l’uomo fuori dalla camera da letto, rifiutandosi di assolvere, dunque, ai “doveri coniugali”. 


Il sostituto procuratore Gregorio Capasso ha individuato fondate le accuse rivoltele dal marito ed il giudice Mara Mattioli ha disposto il processo per il prossimo 12 ottobre. La quarantenne dovrà quindi comparire in un’aula di giustizia accompagnata da un avvocato per difendersi da accuse che potrebbero cagionarle non pochi guai.
Una vicenda all’apparenza inverosimile e paradossale, ma che ha scosso realmente la vita di una donna e l’ha spinta nel baratro di una vicenda giudiziaria dispendiosa dal punto di vista economico ma, soprattutto, penosa dal punto di vista morale. Certamente, il fatto è sintomo della profonda crisi della famiglia che si sta delineando nella società contemporanea ed avvia una riflessione sui cambiamenti in corso. In un passato ancora recente (fino agli anni ‘60 del Novecento), infatti, l’armonia familiare era basata sul tradizionale sistema della divisione dei compiti, in cui la donna era rilegata alle attività che si svolgevano all’interno delle mura domestiche, mentre all’uomo era attribuito il compito di provvedere al mantenimento economico della consorte e della prole attraverso lo svolgimento di attività all’esterno.


Negli ultimi decenni, la lotta per i diritti delle donne ha fatto emergere il problema delle pari opportunità che, almeno in apparenza la società garantisce. Nuovi equilibri, dunque, si sono dovuti creare all’interno della casa, in cui la coppia deve collaborare per il buon andamento delle attività indispensabili per la vita familiare, come appunto, nella vicenda citata, le pulizie e la preparazione dei pasti. Tuttavia, il rinvio a giudizio della donna di Sonnino testimonia che, nella mentalità comune, tali conquiste della società odierna non sono ancora state assimilate e condivise totalmente. Non solo.
La questione delinea un problema molto più grave, di natura giuridica: è possibile che sia la stessa legge, che pare proprio in questi giorni battersi per il progresso e per l’accettazione delle minoranze, a mettere in discussione le conquiste che la società europea ha fatto negli ultimi anni a favore della libertà degli individui e dei diritti delle donne?


(4 febbraio 2016)



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