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Perfetti sconosciuti: tragicommedia della quotidianità

Tre coppie di amici (più uno) si ritrovano a cena. Sullo sfondo un'eclissi di luna. Battute quotidiane, sfottò, risate e rimbecchi, problemi di sposi che vedono fuggire via la giovinezza nell'immagine dei propri figli. Poi un gioco: rendere pubblici qualunque telefonata, messaggino o simili che capiti durante la serata. Anche qui le risate ci sono, ma a denti stretti. Provano tutti a non farci caso, a continuare nel loro consueto teatrino, ma le paure dei propri segreti, della propria miseria umana, scorrono sui volti. Come se ciascuno attendesse una condanna. Si prova a barare, a fare finta di niente, ma c'è quasi un'aria da thriller, come se dovesse scapparci il morto da un momento all'altro.


Come ti sembra?
Non so se essere divertito o angosciato...
E i problemi investono tutti, uno dopo l'altro. Marco Giallini splendida bilancia d'armonie insensate. Alba Rohrwacher esaspera la sua naïveté scrollandosi di dosso il fango della meschinità. Attimi d'eccessiva retorica rovinano momenti bisognosi di silenzio. E poi si rotola verso un vomitare di rancori che nascono laddove la fiducia pone il suo ingenuo sigillo. Finale in nome della pace, quella finta, l'unica pace che può reggere il peso della realtà.


Dunque?
Decisamente angosciato.
Cena tra amici all'italiana. Questa volta davvero; nessuna scimmiottatura del realismo favolistico alla francese. Tragicommedia della quotidianità; il cellulare è solo un pretesto, una "scatola nera" il cui compito è mantenere l'instabile equilibrio tra la nostra morale e la nostra umana stronzaggine.


Cosimo Monari


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