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Questione di DNA: i mattinieri

Ci sono individui che la mattina non hanno bisogno di sveglie varie. Sostengono che ormai sono abituati e che stare anche solo cinque minuti in più a letto li innervosisce. La domenica, quando potrebbero dormire di più, sono in piedi all’alba, pimpanti e felici, e alle 7 di mattina stanno già progettando pranzo, cena e cresime dei propri figli neonati. Vengono chiamati allodole.



E poi ci sono gli altri. Quelli che: “Mamma! Altri dieci minuti!” e poi crollano nuovamente in coma; quelli che se non ci sono almeno tre sveglie puntate a cinque minuti di distacco l’una dall’altra e nel comò lontano dal letto sono dolori, perché mai e poi mai il loro corpo risponderebbe a una sveglia blanda; quelli che: “Non mi rivolgere la parola, perché ancora non ho bevuto i miei due caffè”. I ghiri, insomma. Ma cosa rende una persona più mattiniera di un’altra?
L’azienda di biotecnologie californiana 23andMe ha messo a disposizione i suoi ricercatori per trovare una risposta a questo quesito. Questi illustri scienziati hanno scoperto 15 regioni del DNA umano che influenzano i ritmi circadiani.


Studi precedenti – condotti su topi o moscerini della frutta – avevano identificato le associazioni tra geni e bioritmi, ma ancora non si capiva in che misura questi risultati potessero essere applicati anche sugli umani. Questo nuovo studio, condotto su 89.283 persone, ha dimostrato la correlazione tra alcune varianti del DNA e la propensione ad alzarsi presto la mattina.
Le allodole sono risultate anche meno inclini alla depressione, all’insonnia e hanno mostrato un indice di massa corporea migliore rispetto ai nottambuli.






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