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Sfida “a colpi di tette” in nome dell’università

Recentemente su diverse pagine Facebook appartenenti agli studenti delle università milanesi (le famose pagine Spotted) sono apparse foto di seni con sopra delle scritte che si riferiscono all’università di appartenenza. E ne è stato fatto un caso mediatico. Ora, tralasciando il fatto che a mio avviso si potrebbe evitare di dare tutta questa attenzione a questa sorta di gioco (perché sì, è un gioco, portato avanti da bambini che poi tanto bambini non sono più, ed anche il nome della “sfida” rivela il carattere goliardico della cosa), non si possono ignorare i commenti e le polemiche che ne sono scaturiti.


Ciò che mi colpisce maggiormente, infatti, sono i commenti postati sotto queste foto. E vorrei fare a questo punto due premesse che ritengo necessarie al fine di esplicitare al meglio la questione:
1) Queste foto di per sé non ritraggono nulla di così scabroso, insomma, si intravedono seni che non vengono nemmeno esibiti, se vogliamo, in maniera esagerata. E le foto appartengono a ragazze che probabilmente cercano attenzione in maniera opinabile ma che, alla fine, non hanno fatto nulla che comprometterà la loro immagine (difatti non sono visibili volti e corpi delle persone ritratte). E, diciamocela tutta, sul web girano immagini e video ben più “osceni” di un paio di tette, peraltro coperte. Se nessuno avesse dato così tanta importanza a questo gioco, esso sarebbe passato inosservato e dopo due giorni nessuno se ne sarebbe più ricordato.
2) Io non giudico né moralmente né eticamente queste ragazze, non penso siano state costrette da nessuno e hanno deciso di agire liberamente con il proprio corpo. Non mi trovo nemmeno d’accordo con la loro decisione, dal momento che non riesco a cogliere il lato divertente del postare foto del genere su una pagina universitaria. E sono anche dell’idea che siano di dubbio gusto, dal momento che vi è un ambito e un momento per tutto. Ma alla fine, non mi sento divertita, ma nemmeno turbata da queste immagini.



Detto tutto questo, ora vorrei puntare il dito, cosa che non amo fare, ma che effettivamente risulta facile in certe occasioni. E vorrei puntarlo contro coloro che sono i veri “colpevoli” in questa vicenda: coloro che decidono di esprimere un giudizio o un commento offensivo nei post in cui vengono pubblicate queste foto. Ebbene sì, per me sono loro quelli che sbagliano in questa faccenda.
E nonostante io non sia d’accordo alla pubblicazione di tali immagini, mi ritrovo addirittura innervosita nel leggere commenti come “cagna” o “troie”. Oh, e la cosa che davvero più mi innervosisce, e intristisce, è lo scambio di accuse di moralismo e di falso moralismo, e questa becera gara nel tentativo di stabilire chi sia moralista e chi lo sia di più. Ma insomma, basta! A mio avviso queste foto dimostrano la pochezza di certe pagine Facebook ma, detto ciò, davvero si sente tanto la necessità di bollare queste ragazze come “puttane”? Rimangono donne, che hanno usato il proprio corpo in un modo non troppo conforme alla norma in questo caso, ma davvero l’insegnamento che vogliamo trarne è sempre quello dell’indicare una donna come una “prostituta” nel momento in cui mostra il proprio corpo in un modo non troppo accorto?
Seriamente, per una volta non vorremmo concentrarci sull’aggressività che viene rivolta a queste ragazze, sugli insulti, sulle denigrazioni che alla fine finiscono per colpire l’intero universo femminile?
Penso che tutti siamo in grado di renderci conto che ciò che queste foto rappresentano sono un modo di scherzare un po’ volgare e anche un po’ triste, ma non tutti i ragazzini sono in grado di capire che è importante rispettare una donna, anche nel momento in cui questa assume un atteggiamento che non si ritiene conforme al pudore.
Ma un po’ vi capisco, del resto si sa che è facile attaccare una donna nel momento in cui assume un comportamento non socialmente riconosciuto, ma è molto meno semplice insegnare il rispetto. Usiamo questa “ridicola sfida” per imparare a trattenerci nel momento in cui ci viene data la possibilità di commentare un articolo o un’immagine in rete; possiamo non essere d’accordo con la scelta di utilizzare il proprio corpo in un certo modo ma, essendo persone civili, dovremmo essere ormai in grado di esprimere un’opinione con un linguaggio adeguato. La libertà d’espressione giustamente è un diritto, ma come ogni diritto, nel momento in cui viene esercitato per ferire o per calunniare, smette di essere tale. E diventa un sopruso.


In cuor nostro potremo provare un po’ di pena per questa ragazzata, e magari anche nervosismo, dal momento che viviamo in una società in cui il corpo della donna viene utilizzato troppo spesso alla stregua di un oggetto e in cui decisamente troppe volte non viene insegnato il rispetto fra sessi. Ma se vogliamo che la situazione cambi, allora dobbiamo iniziare ad agire diversamente anche in queste situazioni: arginiamo certe notizie e impariamo ad esaminare in modo critico, con la nostra testa. E sempre tenendo presente l’importanza delle parole che vengono messe nero su bianco, soprattutto in rete.


Beatrice Grilli

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