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Unioni civili e adozioni: il punto della situazione

Al via in questi giorni alle votazioni in Senato per l’approvazione del ddl Cirinnà, che ha creato non poche polemiche sia in Parlamento che nelle piazze. Il problema più discusso in queste ore appare quello della stepchild adoption. “Eliminare le discriminazioni al fine di costruire una società più giusta e democratica”: questo l’obiettivo del PD che non accetta modifiche al disegno di legge. Beppe Grillo, con sorpresa di molti, lascia ai suoi deputati libertà di coscienza sulla questione adozioni, mentre Angelino Alfano dichiara di essere pronto ad un confronto sul tema delle unioni civili, ma non su quello della stepchild adoption.


Il ddl Cirinnà ha in questi giorni diviso le piazze, che hanno dato vita a due manifestazioni separate lo scorso gennaio, una pro e l’altra contro. Gli stessi studiosi si sono divisi su due fronti: mentre gli psichiatri considerano l’amore come l’elemento fondamentale alla crescita del minore, i pediatri si dichiarano assolutamente contrari al provvedimento in quanto “non sono escluse ricadute negative sulla crescita del bambino senza il padre e la madre come modelli”. Ad affermarlo con forza è il presidente della Società italiana di Pediatria, Giovanni Corsello. Ne deriva un quadro generale assai confuso, in cui si susseguono liti e battibecchi di una parte contro l’altra. Le parole chiave del dibattito sembrano essere “diritto”, “discriminazione” e “tutela delle minoranze”. Come appare evidente, nessuno di questi vocaboli pone al centro della riflessione il bambino ed i “suoi” diritti, riducendo la polemica unicamente all’ambito ideologico e politico. 
La questione, infatti, sembra non considerare i principi espressi all’interno della “Dichiarazione universale dei diritti umani”, firmata dalle Nazioni Unite a Parigi il 10 dicembre 1948. Tale documento, oltre la tutela di tutti quei diritti che erano stati violati durante il secondo conflitto mondiale, precisa la volontà di difendere i pilastri della cultura occidentale: il diritto di proprietà e la famiglia. “La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato”, recita l’art. 16 della Dichiarazione, in cui si pone l’accento sull’idea di famiglia come nucleo naturale. Tale documento ha valore giuridico presso le Nazioni Unite e presso la comunità internazionale che lo riconosce (Italia compresa). 
Alcuni potrebbero obiettare che tale testo appare ormai obsoleto per una società in pieno progresso civile. A tal proposito, è necessario ricordare che la “Dichiarazione universale dei diritti umani” ha, in tempi recenti, ispirato la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea”, meglio nota come “Carta di Nizza”, proclamata una prima volta nel 2000 ed in seguito entrata a far parte del Trattato di Lisbona, con pieno valore giuridico, nel 2009. Certamente tale documento appare aggiornato in accordo con il progresso sociale dell’Europa ed, infatti, nell’art. 21 viene “vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”. Insomma, per “discriminazione” il diritto europeo intende la necessità di evitare una distinzione tra individui, includendo la possibilità per ciascuno di poter vivere scegliendo liberamente i propri orientamenti sessuali. Ed è quello che viene ribadito nel ddl Cirinnà, che intende dare una regolamentazione giuridica alle coppie di fatto ed a quelle omosessuali riconoscendo i propri diritti e doveri dinanzi alla legge
Tuttavia, il divieto di forme di discriminazione non autorizza la violazione dei diritti del bambino, tutelati nella medesima Carta di Nizza. L’art. 24, infatti, richiama all’attenzione i diritti del bambino, sottolineando che “i bambini hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere” e che “in tutti gli atti relativi ai bambini, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l’interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente”. Ciò, dunque, contrasta apertamente con il ddl Cirinnà relativo alle adozioni, in quanto la tutela del bambino è messa in secondo piano rispetto al diritto di genitorialità della coppia omosessuale


Come sottolineato dagli studi condotti da Freud agli inizi del XX secolo, infatti, l’amore dei genitori prescinde da meccanismi psicologici e “naturali” che avvengono nella mente del bambino. L’identificazione del bambino con il genitore del proprio sesso e la nascita di desiderio verso quello di sesso opposto (il famoso “complesso di Edipo”) in presenza di due genitori dello stesso sesso potrebbe non verificarsi, in quanto manca uno dei due modelli (maschile o femminile). Dunque, stando alla psicanalisi, che lo si voglia o no, l’idea di padre e di madre e della rispettiva differenza di ruolo esiste ed è chiaramente percepita dal bambino. La madre, la figura che accoglie il piccolo appena nato e ne segue con dolcezza e comprensione la crescita durante i primi anni di vita nelle mura domestiche, dal punto di vista scientifico oltre a presiedere all’accudimento primario e fisico del figlio (come negli animali), ne influenza anche l’aspetto educativo e psicologico. John Bowlby è stato uno dei massimi studiosi dei meccanismi di attaccamento madre-figlio ed ha dimostrato l’importanza fondamentale che tale rapporto avrà sulla strutturazione delle relazioni future del bambino. Dall’altro canto, il padre è la figura che di solito il bambino associa al mondo esterno e che, ancora una volta, la psicanalisi afferma essere indispensabile per la formazione dell’identità del figlio, della sua autostima e fiducia in se stesso. Il padre è il rifugio sicuro a cui il figlio fa riferimento per crescere forte e consapevole di sé. Vivere con genitori dello stesso sesso quindi, priverebbe il bambino della possibilità di avere un contatto e un confronto con queste due figure fondamentali per la sua crescita e per il suo sviluppo affettivo. 
Il filosofo Aristotele, nella celebre sentenza “L’uomo è un animale sociale”, ricorda alla società odierna che, anche se la specie umana ha deciso di aggregarsi per formare una comunità che condivide valori e tendenze oltre a diritti e doveri, mantiene pur sempre una relazione con il mondo animale e naturale a cui appartiene e a cui non può sottrarsi. Il bambino, in quanto animale, riconosce ruoli e prerogative dell’uno e dell’altro genitore con semplicità e chiarezza. Solo in un secondo momento, nell’età adolescenziale, comincia a creare una propria identità sessuale e può, a quel punto, appellarsi al diritto di esprimere il proprio orientamento sessuale. 
In conclusione, l'argomento è molto delicato e su alcune questioni occorre essere chiari: regolamentare giuridicamente le coppie omosessuali è un dovere al quale il nostro Paese non può e non deve sottrarsi; sulle adozioni la situazione diventa più complessa e si deve necessariamente passare da un dibattito acceso prima di giungere a una pacifica conclusione.


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