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8 marzo, Festa della Donna: non una celebrazione ma una denuncia

L’8 marzo è il giorno in cui ricorre la Giornata internazionale della donna (comunemente definita Festa della donna): una celebrazione nata negli Stati Uniti nel 1909, e approdata in Italia nel 1946. Si suppone che questa festa serva a ricordare le conquiste in campo sociale, politico e lavorativo delle donne e le violenze cui esse sono state sottoposte nel corso della storia.


Oggi 8 marzo 2016, trascorsi parecchi decenni dalla nascita di questa ricorrenza, vorrei cogliere l’occasione per parlare a modo mio di questa giornata: non intendo fare nessuna celebrazione nei confronti della donna, preferisco fare una denuncia. Una denuncia nei confronti della violenza, dei soprusi e delle ingiustizie che le donne italiane e le donne di tutto il mondo subiscono ogni giorno.
È bello che una giornata sia interamente dedicata all’universo femminile e che si possa ricordare assieme che anche le donne hanno dei diritti, ma forse è bene chiarire che questi diritti valgono anche nei restanti giorni dell’anno e che non c’è niente di bello o nobile nel regalare mimose alla propria fidanzata, alla propria madre o sorella, se poi il giorno seguente nel cestino vengono buttati non solo i fiori, ma anche i diritti e la considerazione.
In questo giorno vorrei che tutti si concentrassero sulla violenza rivolta al genere femminile ogni giorno dell’anno. E vorrei che si tenesse a mente che esistono tanti tipi diversi di violenza: la violenza fisica, quella sessuale, quella psicologica e quella verbale. Perché sì, cari lettori, anche la violenza verbale non è da sottovalutare.
Grazie all’utilizzo sempre più smodato dei social network viene dato un immenso potere a persone che non contribuiscono affatto all’avanzamento della società, e che anzi ne costituiscono un intralcio. È forse necessario ricordare a certi maschietti (ma anche a certe donne) che nel momento in cui si ha il diritto di esprimere liberamente la propria opinione, è bene saper esercitare in modo corretto tale diritto, al fine di non danneggiare gli altri (perché è proprio in questo caso che un diritto cessa di esistere). Nel momento in cui ci si permette di commentare la foto di una ragazza, a prescindere dal suo abbigliamento, con un aggettivo poco lusinghiero come ad esempio “puttana” o “troia”, si sta commettendo violenza; quando ci si prende la libertà di scrivere sotto il post pubblicato da una donna “fai schifo” o “stai zitta, il posto di voi donne è solo la cucina” , quella è violenza; quando si prende in giro una donna per le sue forme, il suo peso o per il solo fatto di esser donna e di non poter dunque pensare di essere al pari di un uomo, quella è violenza.
La violenza ha tante facce e la violenza verbale non è meno grave di quella fisica. Tutto ciò che va a ledere l’autostima e la psiche di una persona è considerabile un atto di violenza e di ciò sono testimoni troppe donne che ogni giorno sono costrette a subire tutto questo.


Io, in quanto donna ed essere umano, oggi voglio dire basta a questa cultura che incita all’odio nei confronti del mondo femminile. Voglio dire basta ai commenti maschilisti, alle offese, alle denigrazioni e alle discriminazioni che troppe volte provengono da personaggi pubblici e del mondo della politica. Voglio che tutti assieme diciamo basta a personaggi come l’Imam di Colonia che si è permesso di dire che le donne che sono state aggredite nella città tedesca la notte di Capodanno se lo sono meritato in quanto indossavano vestiti e profumi provocanti. Voglio dire basta ai datori di lavoro che sfruttano o si permettono di trattare in modo deplorevole le proprie dipendenti ritenendole inferiori, e soprattutto voglio che non venga mai più formulata la domanda “ma tu com’eri vestita?” da parte di chi dovrebbe salvaguardare la nostra sicurezza ad una donna vittima di violenza sessuale e fisica.
Purtroppo la storia sembra non averci insegnato proprio nulla, difatti viviamo all’interno di una società che porta avanti una cultura sbagliata, che non insegna a non compiere violenza, ma che spiega alle donne come dovrebbero difendersi dalle aggressioni e come dovrebbero vestirsi per non attirare attenzioni non volute.
Per favore, l’8 marzo, assieme alle mimose regalate alle donne, facciamo in modo di regalare ai ragazzini libri sull’educazione sessuale e l’educazione sentimentale, e fare nelle scuole e tra le mura domestiche lezioni che insegnino il rispetto e l’uguaglianza.
Concludo dunque facendo gli auguri a noi donne: auguro a tutte noi un futuro in cui non dovremo più subire affronti e svilimenti nel momento in cui esprimeremo un sentimento, un pensiero o un giudizio e in cui verremo accettate in tutta la nostra bellezza e forza.


Beatrice Grilli

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