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Attentati di Bruxelles: una ferita al cuore dell’Europa

Pochi giorni fa l’incidente mortale in Spagna che ha coinvolto un gruppo di studenti Erasmus. Ieri tre esplosioni a Bruxelles, di cui due all’aeroporto di Zaventem e una alla fermata di metro Maelbeek, vicino al quartiere europeo. La stazione dove, tutti i giorni, scendono i dipendenti dell’UE per andare al lavoro.


In questo drammatico inizio di primavera, l’Europa è stata colpita al cuore. Dopo la cattura a Bruxelles di Salah Abdeslam, ci siamo per un attimo illusi di poter tenere il terrorismo sotto controllo. Lo stesso Abdeslam pochi giorni fa parlava della pianificazione di nuovi attentati da Molenbeek, quartiere “culla” del jihadismo europeo. Quartiere dal quale il terrorista non si era mai mosso dopo le stragi di Parigi. Ciò inevitabilmente pone il problema della “zona grigia”, della silenziosa rete di supporto al terrorismo jihadista da parte di islamici formalmente moderati. Quasi sicuramente in questo terreno fertile ha attecchito la malapianta islamista che ha attaccato ieri mattina, e che potrebbe avere agito proprio per vendicarsi della cattura di Salah o per evitare che potesse collaborare con la polizia. Del resto, non bisogna dimenticare che provenivano dal Belgio sia l’autore dell’attentato al museo ebraico di Bruxelles nel giugno 2014, sia l’aggressore sul treno Amsterdam-Parigi nell’agosto dell’anno scorso.


I controlli nella capitale belga, rafforzati al massimo per l’arresto di Salah, non sono bastati a scongiurare la carneficina di ieri. Questo rappresenta un salto di qualità preoccupante rispetto alle stragi di Parigi, e fa capire che anche in una città blindata tre persone possono seminare il terrore. Pur nella necessità di innalzare i livelli di sicurezza in tutta europea, dobbiamo rassegnarci al fatto che non si possa controllare chiunque in qualunque luogo. Ma non dobbiamo assolutamente rassegnarci allo status quo nelle periferie-ghetto in tutta Europa. In particolare in Belgio e in Francia, da lungo tempo la situazione è fuori controllo. Integrare non è affatto sinonimo di accogliere. Accogliere significa semplicemente offrire rifugio e ospitalità sul proprio territorio. Integrare invece significa assimilare le leggi, la cultura, i valori del Paese di destinazione. Quello in cui alcuni singoli stati europei hanno già fallito. Quello in cui l’Unione Europea nel suo complesso rischia di fallire, in assenza di una politica comune dell’immigrazione.


Gloria Gattoni


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