Ultime Notizie

Cinquantamila volumi dal valore immenso: i tesori della biblioteca privata di Umberto Eco

Cinquantamila volumi, di cui milleduecento rari: questa l’enorme e preziosissima biblioteca privata di Umberto Eco, allestita in oltre cinquant’anni. Libri scovati in librerie antiquarie, su bancarelle a prezzi stracciati oppure in aste private. Non vi era luogo in cui lo scrittore andasse che non portasse a casa un libro.


Ecco il ritratto che di Umberto Eco ci fornisce Annachiara Sacchi in un approfondimento del Corriere della Sera, in cui ad emergere è l’amore sconfinato che l’intellettuale nutriva per i libri, di qualunque epoca e genere. Collezionista instancabile, Umberto Eco ha raccolto negli anni volumi preziosissimi, di cui ricordiamo una stampa antica del romanzo allegorico Hypnerotomachia Poliphili (ovvero “amoroso combattimento onirico di Polifilo”), datato 1499, ed una del Malleus Maleficarum (famoso manuale per inquisitori e cacciatori di streghe, molto in voga in età controriformistica) dal valore di 200mila euro ciascuna, la tavola Peregrinatio in Terram Sanctam, una mappa geografica illustrata delle vie di pellegrinaggio nel mondo antico risalente al 1490 e stimata attorno ai 40mila dollari, la prima edizione dei Tre moschettieri ed un foglio della Cronaca di Norimberga, valutati rispettivamente tremila e mille euro circa.
Eppure, a chi glielo domandava, Umberto Eco non soleva definirsi “bibliomane”, bensì “bibliofilo”, sottolineando che con il primo termine si indica un collezionista “che vorrebbe tenere tutte le copie per sé”, timoroso dei ladri e gelosissimo custode dei suoi gioielli, mentre col secondo si fa riferimento a quel collezionista “che, invece, vorrebbe che tutti vedessero questa meraviglia”. Possedere, dunque, non per sé, ma per gli altri, salvare un patrimonio che altrimenti andrebbe perduto, nell’idea che “la biblioteca non è solo il luogo della tua memoria, dove conservi quel che hai letto, ma il luogo della memoria universale, dove un giorno, nel momento fatale, potrai trovare quello che altri hanno letto prima di te”.
Il libro, dunque, non come prodotto o merce di valore economico, ma come “luogo di cultura” attraverso cui superare i confini spazio-temporali per approdare ad una realtà atemporale, in cui presente, passato e futuro dialogano attraverso la pagina scritta. E l’oggetto di ogni indagine, di ogni speculazione astratta o concreta si rivela essere sempre lo stesso: l’uomo, nella sua interiorità, nelle sue necessità e nei suoi desideri che, nonostante lo scorrere dei secoli, restano in fondo sempre gli stessi. Ed il libro, in accordo con la visione letteraria che Umberto Eco ci ha proposto sin dal suo primo romanzo, Il nome della rosa, diventa lo spazio in cui ognuno manifesta la propria creatività, interpretando in maniera sempre nuova gli universi fantastici ed intricati del romanzo, specchio del nostro mondo altrettanto complesso, attraverso i segni e gli indizi che ci offrono le parole impresse sul foglio che abbiamo davanti.


Eppure Eco una paura l’aveva: quella che improvvisamente la sua biblioteca prendesse fuoco proprio come quella del suo romanzo più famoso. Di qui, l’idea di stipulare un’assicurazione antincendio ed il desiderio espresso ai familiari: “La mia famiglia potrà vendere o donare la mia collezione, ma non vorrei che venisse dispersa”. Ed è proprio l’idea di una cultura condivisa a spingere il Corriere della Sera a pubblicare in edicola tutti i libri dello scrittore a cadenza settimanale, ogni sabato, assieme all’edizione del quotidiano. La prima uscita, con il romanzo Il nome della rosa, è apparsa sabato 12 marzo. Seguiranno Il pendolo di Foucault sabato 19 marzo, L’isola del giorno prima il 26 marzo, Diario intimo il 2 aprile e molti altri ancora.
Perché la cultura, come sostenuto dallo scrittore, non è un privilegio di pochi.


Prima Pagina on line (www.primapaginaonline.org) - Testata registrata al Tribunale di Bologna, pr. n. 8292 del 06/03/2013. Sito progettato da Templateism.com Copyright © 2011

Powered by Blogger.