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Emanuela Abbadessa: dalla musica alla letteratura

Emanuela Ersilia Abbadessa è una scrittrice catanese che attualmente vive e lavora a Savona; collabora con La Repubblica, è autrice di saggi musicali e con il primo romanzo Capo Scirocco (Rizzoli 2013) ha vinto il premio Elba e il premio Rapallo Carige.


Benvenuta Emanuela, sei una sorprendente autrice letteraria esplosa da pochi anni ma già prepotentemente alla ribalta, come è avvenuto il tutto?
Per puro caso. Dalla solitudine, direi. Trasferitami a Savona da Catania, non conoscevo nessuno e così ho cominciato a scrivere. Un amico molto caro mi ha spinto a farlo e Rizzoli si è accorto di me. Da lì è iniziata quella che ancora mi sembra una favola per la quale non sarò mi abbastanza grata ai lettori!

Sei autrice di saggi musicali perché ti sei sempre occupata di musica, dall’insegnamento all’organizzazione di eventi musicali, cosa rappresenta per te la musica?
La musica mi ha accompagnata fin dall’infanzia. Cominciai a studiarla a cinque anni e poi ne ho fatto il mio lavoro. Intrattengo un rapporto altalenante con la musica e, come diceva Rita Agnello, protagonista del mio primo romanzo, Capo Scirocco, con lei mi sento “un’amante tradita”.

Il passaggio dalla musica alla scrittura come è avvenuto?
In maniera molto naturale. D’altra parte non ho mai smesso di scrivere, sono solo passata dalla saggistica alla narrativa. Credo che la scrittura abbia molto a che fare con la musica, soprattutto sul piano formale.

Hai esordito con Capo Scirocco nel 2013, un esordio importante con una prestigiosa casa editrice come Rizzoli, che ti ha portato subito a vincere numerosi e prestigiosi premi; hai anche una pagina Facebook chiamata Gli amici di capo scirocco. Come hai incontrato Rizzoli?
L’amico che mi spinse a scrivere, Mario Baudino, parlò di me a Michele Rossi, responsabile della narrativa italiana di Rizzoli e Michele credette nella mia scrittura. Mi ritengo una persona molto fortunata.


Sei nel pieno di un tour promozionale del tuo ultimo romanzo chiamato Fiammetta, sempre per Rizzoli, una storia di travolgente passione ambientata nell’800, perché questa scelta?
L’Ottocento mi diverte da molti punti di vista, soprattutto da quello linguistico, perché mi consente di giocare con l’italiano e adoperarlo anche in maniera ironica. Inoltre è storicamente un momento che mi interessa molto per il consolidarsi del sentimento di unità nazionale. Ma c’è di più, il passato rende in qualche modo più “commestibili” certi argomenti: Fiammetta è una donna violata e credo che raccontare la medesima storia di sopraffazione ai giorni nostri risulterebbe molto forte, mentre l’Ottocento mi dà modo di farlo in maniera quasi addomesticata. Per fare un esempio: pensa a cosa sarebbe l’estenuante agonia di Emma Bovary se fosse narrata in epoca moderna.

Parliamo allora di Fiammetta, chi è questa protagonista così tosta?
È una maestra pre-montessoriana che ha qualche parentela con la maestrina dalla penna rossa deamicisiana (ma anche qualche rapporto con un’altra donna dell’autore di Cuore, quella raccontata in Amore e ginnastica) e alcune somiglianze con Miss Brodie di Muriel Spark, come lei è attraente ma anche vagamente dissennata. Mi sono liberamente ispirata a un personaggio realmente esistito, Giselda Fojanesi, che fu moglie del poeta catanese Mario Rapisardi e amante di Giovanni Verga.



Hai anche un blog chiamato Lettere dal convento, che cosa significa?
Beh, mi chiamo Abbadessa, giocare col mio cognome mi pareva d’obbligo.

I tuoi prossimi impegni lavorativi ti porteranno ancora in giro per l’Italia?
Credo (e spero) che l’avventura di Fiammetta sia appena iniziata. Sarò prossimamente a Parma, Arenzano, Torino, Milano, Genova e, a fine aprile, mi imbarcherò sulla Nave dei Libri con la mia amica Sara Rattaro, in uscita col nuovo romanzo Splendi più che puoi (Garzanti), per andare a presentare i nostri libri a Barcellona.

Grazie a Emanuela Ersilia Abbadessa e vi invito a leggere Fiammetta. Potete trovare la scrittrice anche su Twitter: @emera64.


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