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Il futuro è nelle trivelle o nell’energia geotermica?

Di solito noi umani siamo inclini a complicarci la vita in quanto non v’è memoria di periodi di pace e prosperità duraturi, colpa nostra i disastri demografici degli ultimi trent’anni quanto del riscaldamento globale; cento anni fa eravamo meno di due miliardi mentre oggi siamo quasi sette e mezzo, negli anni Sessanta i remigini inauguravano l’anno scolastico con scarponi e cappotto mentre oggi entrano in sneakers di tela e t-shirt.


Come a dire che le buone notizie per gli anziani di oggi, legate all’allungamento della vita media, possono essere pessime per i bambini di domani in un contesto futuro fatto di maldestre dipendenze energetiche che producono gas ad effetto serra; la politica dovrebbe affrontare questo genere di problemi che spesso sono di proporzioni planetarie, ma di leader sensibili a politiche ambientali se ne vedono ben pochi, anche perché gli egoismi nazionali prevalgono facilmente.
Così le conferenze sui cambiamenti climatici si susseguono ai vertici sulla riduzione delle emissioni, mentre vengono intaccate alcune presunte certezze scientifiche, ma non si ottengono grandi risultati, semplicemente perché molti Paesi non vogliono rinunciare ad uno sviluppo over the top; servirebbe un’opinione pubblica motivata quanto una leadership lungimirante capace di politiche economico-finanziarie tanto a discapito degli interessi delle industrie energetiche sporche quanto a favore di quelle “green”, sviluppando politiche atte a favorire, ad esempio, l’energia geotermica che si basa sul principio dello sfruttamento del calore naturale della nostra Madre Terra.
L’energia termica rilasciata dai processi di decadimento nucleare naturale degli elementi radioattivi, quali l’uranio, il torio ed il potassio, contenuti all’interno della Terra (nucleo, mantello e crosta terrestre) consentirebbe di aver vantaggi di inesauribilità convogliando i vapori del sottosuolo verso apposite turbine adibite alla produzione di energia elettrica o riutilizzando il vapore acqueo per il riscaldamento urbano. Ma se la soluzione per ovviare al problema della dipendenza da petrolio e altri combustibili fossili fosse sotto i nostri piedi e non la sfruttiamo? Sembrerebbe di sì, almeno secondo il Massachusetts Institute of Technology che da tempo, secondo un proprio studio, ha affermato che l’energia geotermica renderebbe inutile ogni altra forma di approvvigionamento attualmente utilizzata per soddisfare il fabbisogno energetico di tutto il pianeta.


Si desume, di fatto, che non mancano le buone idee, quelli che latitano sono i politici a cui aggradi la visione di mondi “green”. Le nostre preferenze elettorali indicano che dev’essere affar loro legiferare anche in tal senso, elaborare strategie e progetti che indichino idee e soprattutto anticipino all’oggi quel che sarà il domani “utile” alla comunità di cittadini che nel “palazzo” loro rappresentano. I politici dovrebbero dar risposte in tempi brevi, essere connessi con una realtà sociale sdoganata dalla dipendenza energetica dei nostri tempi e padroni di quella modernità di intenti, senza pregiudizi o chiusure ideologiche, non dimenticando di abbracciare senza indugi qualsiasi fonte di energia alternativa, ad esempio quella geotermica, perché è dal Paleolitico che ci si può riscaldare così, è dal XVI secolo che in Francia è divenuto operativo il primo sistema di riscaldamento geotermico “di quartiere” ed è la geotermia la fortuna energetica dell’Islanda, dove l’85% delle abitazioni è riscaldato in questo modo.
Per ora purtroppo all’orizzonte nessun statista dalla grande visione politica e sociale, latita un padre nobile della Patria o capo di governo pulito dentro e senza scheletri negli armadi, per ora nessun uomo chiave all’orizzonte capace di ragionare anche insieme ai suoi oppositori politici ed insieme a loro affrontare lotte importanti, come ad esempio quella di una politica energetica nazionale che faccia finalmente l’interesse di tutti. Non sarà semplice, ma prima o poi qualcuno della “maggioranza silenziosa” di cui è composta la nostra società global dovrà alzare la voce e semmai provarci, sempre nel rispetto della legge.
Malgrado le piogge acide ed il deserto che avanza di 2-3 chilometri al giorno, il futuro (forse) non sarà uno strazio ma bisogna cambiar modello, non più trivelle quindi, ma coscienza ecologica ed acume verso le sostenibilità energetiche nella gestione delle risorse “green” in nostro possesso.


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