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Intervista con Annarita Briganti autrice de "L'amore è una favola"

Annarita Briganti è una giornalista culturale freelance e scrittrice di successo.

Benvenuta Annarita. Dimmi, la tua passione è la scrittura; quando è nata in te?
La scrittura è il mio più grande amore. Sai i cliché del tipo scriveva i temi più lunghi della classe, intervistava i vicini, leggeva pure sotto l’ombrellone? Ce li ho tutti. I libri, fin da piccola, sono stati i miei babysitter, i miei migliori amici, i miei amanti. Quando dico che mi hanno salvato la vita, in parte raccontata nei miei romanzi, sempre su base autobiografica, non esagero. La mia fortuna, pur tra mille difficoltà, è stata avere il coraggio di riconoscerla questa passione e di rinunciare a tutto per realizzarla.


Scrittura che è diventata la tua professione, cosa non da tutti, quale è allora la tua fonte di ispirazione per scrivere?
La realtà supera sempre la fantasia, nel bene, i sogni, e nel male, le derive disumane della società attuale. Se mi avessero detto di un uomo che incendia la compagna incinta, mi sarebbe venuto in mento un horror di Stephen King e invece, è successo davvero. L’amore è una favola (Cairo editore) racconta ambienti, quello editoriale e artistico, e temi, dalla precarietà lavorativa alla ricerca dell’amore, che conosco bene, con un duro messaggio contro la violenza sulle donne. La mia fonte primaria è la vita, con uno sguardo più ampio possibile. La mia, quella degli amici, delle persone che incontro nei miei frequenti viaggi, in tutti i luoghi del mondo. Con una componente di trasfigurazione non indifferente, che è la parte divertente delle opere. Almeno nei libri, inseguiamo il lieto fine.

Il tuo primo romanzo del 2014, Non chiedermi come sei nata, è un romanzo che tratta di un argomento importante come la fecondazione assistita; perché hai voluto trattare questo argomento?
Perché ci sono passata, ne sto ancora pagando i prezzi, dal punto di vista fisico, della solitudine, delle minacce che ricevo ogni volta che mi occupo di quest’argomento e volevo aiutare gli altri, in particolare le donne, che subiscono gli effetti peggiori del bombardamento ormonale. Il mio primo romanzo è stato rappresentato anche a teatro con il mio adattamento drammaturgico. Lotterò finché sarò viva perché tutti gli italiani, e non solo quelli ricchi, abbiano il diritto di scegliere se e come avere figli. Ora aspetto l’adozione per i single. Non ho ancora rinunciato a diventare mamma.



A ottobre scorso è uscito, sempre per Cairo Editore, il tuo nuovo romanzo L’amore è una favola, romanzo che ho trovato bellissimo, ha come protagonista una tua alter ego, Gioia, come ti è venuta l’idea di un alter ego?
Gioia si rialza, se cade. Non molla mai. Non si vergogna del tempo che passa, anche per il suo corpo. Riesce a dichiarare il suo amore. Tratta sempre gli altri con il massimo rispetto. Cerca di rompere il soffitto di cristallo nel mondo di lavoro. Mi sta insegnando tanto e credo che stia facendo lo stesso effetto ai lettori. A volte parlo come lei, altre sono io che la “calmo”. È una ragazzaccia, siamo inseparabili.

Parliamo allora di L’amore è una favola, cosa hai raccontato?
Gioia, giornalista culturale e scrittrice, conosce Guido Giacometti per un lavoro. Un’amica le chiede di scrivere la prefazione al catalogo della mostra di Guido, che è un Artista famoso. I due iniziano a frequentarsi e niente sarà come prima in una travolgente storia d’amore, ricca di colpi di scena, segreti, tradimenti, perdono, con ben due epiloghi. Fino all’ultima pagina non si capisce quale esito la loro relazione potrebbe avere. Nei miei romanzi vincono sempre i buoni. La tensione narrativa è data dal fatto che fino alla fine non sappiamo chi siano.


Attualmente sei molto impegnata nella promozione del romanzo, fin quando continueranno?
Per sempre, finché ci saranno luoghi e lettori che mi apriranno le loro “case” e il loro cuore.

L’amore è una favola avrà una trasposizione teatrale?
 O cinematografica? Chissà... Grazie delle bellissime domande. Con amore e Gioia, Annarita.


Ringrazio Annarita Briganti per l’intervista e ricordo che la potete trovare su Facebook e Twitter.


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