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Intervista con Silvia Buccino: fotografa genovese di talento

La fotografa Silvia Buccino è nata a Genova ed è residente ad Arenzano; è una donna piena di talento e iniziativa, ama il suo lavoro: la fotografia.


Benvenuta Silvia, so che ami l’arte e la musica ma la tua passione è la fotografia, sei riuscita a trasformarla nel tuo lavoro, cosa non da poco, e so che sei un’autodidatta, dimmi quando c’è stata la folgorazione?
Buongiorno Daniela! Sono cresciuta con la passione per la musica, fin da piccolina strimpellavo, tutto rigorosamente “a orecchio”, la pianola che i miei genitori mi regalarono. Vedendo che riproducevo i suoni di pubblicità o canzoni (in maniera semplice), decisero di mandarmi a scuola di piano. Da lì la passione per l'arte prese spazio e iniziai a muovere altri passi verso altre mete, e in particolare verso la fotografia. Ricordo che le prime foto scattate uscirono da una polaroid istantanea nei tardi anni ‘80.
La vera e propria folgorazione c'è stata intorno ai vent'anni. Presi la mia prima reflex analogica e iniziai scattare prima in maniera automatica, e successivamente in priorità di diaframmi. Ricordo un episodio estremo, ero alle Cinque Terre e scattai qualcosa come 72 foto a un gabbiano provando diversi parametri, dovevo testare. Dopo anni di pellicola, provai anch’io il digitale cambiando anche macchina e lì cominciai ad approfondire lo studio della fotografia. Scattare in digitale fu molto meno dispendioso economicamente, dato che non dovevo portare a sviluppare sacchetti di rullini. Dopo poco tempo passai a scattare tutto in manuale, perché io volevo decidere tutto e non "farmi consigliare dalla macchina". A costo di sbagliare, ma si sa, sbagliando si impara.

Quando è avvenuta la svolta lavorativa, nel senso che hai capito che era quello che volevi fare?
Beh, la svolta lavorativa avvenne intorno al 2012. Mi stavo appassionando troppo e non volevo che questa passione rimanesse un hobby, che poi l'hobby della fotografia è uno dei più cari perché hai sempre voglia di fare un passo successivo ma farlo costa parecchio (in termini di attrezzatura), quindi o ti fermi prima oppure inevitabilmente devi mettere in conto di alleggerire il tuo portafoglio in maniera drastica. All'epoca lavoravo presso un'azienda e mi occupavo di tutt'altro ma, appena tornavo a casa dall'ufficio e nei weekend, avevo la necessità di scattare foto, era una dipendenza.
Successivamente, conobbi quello che ora è il mio mentore, il mio maestro: Giovanni Gastel, al quale devo molto in termini di insegnamenti non solo professionali, ma anche di vita. Fu colui che mi diede il "la", che mi fece rendere conto che la fotografia sarebbe diventata poi il mio lavoro. Finché, proprio l'anno scorso, a seguito della mia uscita dall'azienda decisi di aprire una partita iva per mettermi in proprio, cosa non semplice al giorno d'oggi. Insomma, bisogna essere un po' matti per fare un gesto del genere, ma chi non risica non rosica.


Sei molto brava Silvia, complimenti, i tuoi lavori sono davvero pieni di personalità. Come riesci a cogliere l’essenza delle persone e degli oggetti che ritrai con la tua macchina?
Ti ringrazio infinitamente, Daniela! Beh, a mio avviso ci sono alcune cose da tenere ben a mente, credo valga per la fotografia ma anche per ogni altro tipo di lavoro, ma una in particolare è un perno fondamentale: l'umiltà, quella devi averla perché, senza, fai poca strada. Io amo fotografare e (essendo una persona molto allegra e aperta) per me è naturale e istintivo rapportarmi con altre persone. Questa cosa mi ha sicuramente facilitato le cose, perché vedi, per come la penso io, l'essere fotogenici dipende molto dal "rapporto" che si crea tra il fotografo e la persona da immortalare, il riuscire ad estrapolare quello sguardo, quelle sensazioni che si hanno in quel momento, quell'intimità nascosta... beh per fare questo inevitabilmente si deve creare una sorta di alchimia tra i due attori protagonisti e, se riesci a fare questo, sei già a metà strada. Parlare, far sentire la persona a proprio agio, tranquillizzarla, scherzare, usare la propria mimica facciale: sono tutte cose da tenere in considerazione.



Quanto è stato importante l’avvento del digitale nel campo della fotografia e come ha trasformato il settore?
Ogni novità va presa sempre per il verso giusto: il digitale è un valore aggiunto all'analogico, io amo il digitale! Perché condannarlo? È un passo avanti e va sfruttato ottenendo il massimo rispetto a quanto può offrire. L'avvento dei cellulari con le fotocamere annesse, ma che bellissima cosa! Perché mai si dovrebbe condannare? Poter immortalare e vedere nell'immediato un evento, un viso, un panorama è fantastico! Ovviamente questo è il mio pensiero che può essere condiviso o meno. Questo ovviamente non significa che non si scatta più in analogico, una cosa non esclude l'altra, possono tranquillamente coesistere.

Cosa ami fotografare maggiormente?
Fermo restando che io scatto in continuazione e immortalo qualsiasi cosa (appunto col cellulare o con la macchina fotografica, ritornando alla domanda precedente), la mia passione è la ritrattistica, mi piace "poter cogliere quello che il mio interlocutore ha dentro ma che non osa mostrare", per dirla con parole scritte da una mia cliente in una recensione. Io ci provo.
La fotografia è liberazione, è un po' come cantare o ballare. Chi ha posato per me dice di avermi avuto al suo fianco e dietro l'otturatore, io ci credo e questo mi fa molto piacere!

Attualmente sei freelance, quanto è difficile esserlo nel tuo ambiente molto competitivo?
Sicuramente la strada è in salita e non facile. Se tu ami il tuo lavoro, ti impegni all'ennesima potenza e vuoi fare sempre meglio. La competitività esiste e la trovo una cosa bella purché corretta. È un po' come quando stai facendo una gara: il primo posto sul podio è ambito da tutti gli atleti, l'importante è arrivarci con il rispetto delle regole, ma questo purtroppo non sempre accade, è una cosa che metti in conto.

Mi hai raccontato che stai preparando una campagna contro la violenza sulle donne: di che cosa si tratta?
Ho scattato per un'atleta, l’allenatrice della nazionale femminile di Taekwon-Do ITF. Abbiamo fatto un lavoro di squadra (amo definire il mio lavoro di squadra perché a tutti gli effetti si crea un vero e proprio staff), le foto sono state scattate durante uno dei suoi durissimi allenamenti. Nel mio piccolo, attraverso i miei scatti, ho cercato di far emergere la grinta, la potenza e la voglia di cambiare registro. Poi personalmente questo argomento mi tocca parecchio in quanto due mie amiche sono state vittime di questo scempio.



I tuoi prossimi progetti lavorativi ora sono tutti concentrati su questa campagna di sensibilizzazione o c’è anche dell’altro?
Ho anche altri progetti, uno in particolare che mi tocca molto da vicino e a breve sarà esposto sotto forma di mostra fotografica a Genova Sestri Ponente, presso la libreria Mondadori. La mostra si intitolerà “Femminilità, autoironia e Io”, saranno esposte una serie di foto scattate a diverse donne "non proprio magre", tra le quali anche la sottoscritta; dagli scatti emerge la loro femminilità con molta autoironia. Dico che la sento molto mia perché ho sempre dovuto combattere contro i pregiudizi verso la donna "in carne". Spesso la donna “ciccia” non è vista come donna, come essere femminile, ma come un essere un po' goffo, quindi perché non sfatare il mito?
Insomma, udite udite, una donna può essere femminile anche se non porta la taglia 42 e aggiungo pure la 44, ovviamente con un pizzico di autoironia che non fa mai male. Non posso svelare più di tanto. L'invito è aperto a tutti, quindi, il 14 maggio del 2016 non prendete impegni.
Questo comunque non è l'unico progetto, per la testa mi passano tante cose, tra cui un futuro workshop fotografico improntato sulla ritrattistica.
Ringraziamo Silvia Buccino per averci concesso quest’intervista e vi ricordiamo che c’è anche un sito che potete visitare per apprezzare meglio il lavoro di Silvia Buccino.


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