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La Commedia dantesca scritta sul modello del Libro della Scala arabo

L’esotismo arabo in Europa è riscontrabile non solo nelle testimonianze architettoniche, presenti in Italia e in Spagna, ma anche nel corpus letterario. Forse non immaginiamo neanche che un periodo semibarbaro, per alcuni, e lontano dalla nostra società 2.0 abbia potuto lasciarsi influenzare dalla scrittura semitica.


Stiamo parlando del Sommo Poeta – il fiorentino Dante Alighieri – e della sua Divina Commedia ricca di mille virtuosismi. Innumerevoli studi critici hanno dimostrato quanto la Commedia e l’intera produzione dantesca sia stata profondamente influenzata dai filosofi Ibn Sinā (conosciuto dalle nostre parti con il nome di Avicenna, vissuto tra i secoli X e XI) e Ibn Rushd (noto con l’appellativo Averroè, vissuto nel XI secolo). Ugualmente determinante fu l’influsso di alcuni intellettuali profondamente imbevuti di averroismo, come il fiammingo Sigièri di Brabante (XII sec) che divise fede e scienza e per questo fu condannato di eresia.
L’architettura poetica di Dante presenta un forte contatto con i modelli musulmani della vicenda dell’ascensione di Mohammad il cielo, come dimostrano i due manoscritti in lingua francese e latina del 1949 de Il libro della Scala. Fin da subito quest’ipotesi è stata accolta con molta resistenza dall’élite intellettuale italiana. Nel 1919 quando l’orientalista iberico Miguel Asín Palacios (docente dell’Università di Madrid) pubblicò la sua “polemica” intitolata L’escatologia musulmana nella Divina Commedia, l’ostilità da parte degli ambienti alti non mancò. La sua opera, di fatto, venne tradotta in lingua italiana settantacinque anni dopo la sua pubblicazione. Quando uscì l’escatologia si assisteva alla commemorazione per il sesto centenario della morte di Dante e l’accusa da lui mossa, circa l’influenza arabo-musulmana, era doppia per via della mancata maestà religiosa e culturale. Le tesi affermate da Palacios non mettevano in dubbio l’appartenenza alla spiritualità cristiana di Dante, ma mostravano soltanto i modelli letterari e filosofici semiti offerti al poeta.


I tratti di somiglianza tra Il libro della scala e la Divina Commedia si riscontrano nell’Inferno e nel Paradiso. Riportiamo, in alcuni versi, quanto sostenuto finora. Nell’Inferno, canto IV (vv. 80-100), quando Dante e Virgilio si trovano nel limbo e incontrano i poeti della scola si trova un chiaro riferimento al Libro della Scala (IV, 10) dove il profeta Mohammad viene onorato dai profeti biblici nel tempio di Gerusalemme. Muhammad in quella sede divenne profeta, Dante venne investito poeta. Sempre all’Inferno, canto XXXI (vv. 86-88) Dante, nel pozzo che collega l’ottavo cerchio al nono, descrive il gigante Fialte – che aveva incatenato e imprigionato Zeus – identicamente alla figura di Satana del Libro delle scale (v. 149). Suggestionato dalla posizione araba di Lucifero incatenato, pare che Dante abbia tratto spunto per la descrizione di questa creatura mostruosa. Nel Paradiso (XXXI, vv. 13-15) l’aspetto esteriore degli angeli nell’Empireo è presentato come nei capitoli IX-XXIX del Libro della Scala.
Questo incantevole studio ha aperto ulteriormente gli orizzonti verso lo sviluppo di una letteratura sempre più interculturale e multietnica. Un incontro tra oriente e occidente appurato concretamente all’interno dell’opera monumentale del Genio fiorentino medioevale.


Maria Carola Leone 

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