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La mutilazione dei genitali femminili: una dolorosa realtà per le donne

Donne. Sì. Donne. Noi donne amiamo la libertà, la bellezza, la vita. Siamo la vita e crediamo nella vita e nei miglioramenti del mondo. Ma da sempre la donna subisce, da parte dell'uomo, ogni sorta di sopruso, di umiliazione, di sopraffazioni gratuite e inutili senza, molto spesso, la minima possibilità di difesa o di protezione.


Oggi, 8 marzo, Festa della Donna in ogni parte del mondo civile che ha riconosciuto e riconosce ogni diritto di esistenza e normalità alla donna, mi soffermo brevemente su una pratica che riguarda ancora molte donne in diversi Paesi della Terra. Si tratta della mutilazione dei genitali femminili. Norma religiosa o meno, residuo di riti ancestrali da un passato etnico-tribale piuttosto remoto, la mutilazione dei genitali femminili è, sempre e in ogni caso, una sorta di "sfregio" doloroso, attacco violento e traumatico all'integrità fisica della persona umana in generale, della donna in particolare, manipolazione di un organo del corpo sulla cui intimità profonda non si dovrebbero mai avere dubbi anche solo occasionali o passeggeri. Eppure non è così. Non è ancora così. E la donna ne soffre terribilmente e orribilmente. Ne soffre talvolta nel più assoluto silenzio e nella totale indifferenza dell'opinione pubblica e dei mass media... Ne soffriamo noi donne, nello spirito. Ne soffro io quale donna "violata" nell'anima e nel mio genere di appartenenza.
Si stima che nel mondo siano almeno centocinquanta milioni le donne sottoposte a forme di mutilazione dei genitali. La Conferenza di Gibuti, del febbraio 2005, organizzata dal governo locale e dall'associazione “No Peace Without Justice”, ha stimato in centoventi milioni il numero delle sole donne africane mutilate. Molti religiosi islamici continuano a ritenere legittima l'escissione parziale del clitoride, nonostante il Corano non ne faccia menzione. Ogni anno almeno due milioni di bambine rischiano di subire tali pratiche, vale a dire seimila al giorno. Non sono escluse le donne residenti nei Paesi occidentali.


Le conseguenze sulla salute dipendono dal tipo di mutilazione subita: si va dalle infezioni che diffondendosi all'utero, alle tube, alle ovaie possono provocare sterilità, fino alla morte per shock emorragico o settico. Senza trascurare le conseguenze di ordine psicologico: dal timore della sessualità alla frigidità, dal vissuto di sudditanza dal potere maschile al sentimento di umiliazione e alla perdita della stima di sé. Il quadro sembra piuttosto allarmante... ma le donne, noi donne, fragili eppure tenaci, indifese eppure capaci di lottare in ogni circostanza avversa, coraggiose e sognatrici, non smettiamo di avere speranza e di risollevarci dopo ogni trauma o violenza subiti da parte della società, di un credo religioso o politico, di una tradizione, di una comunità dalla "mentalità chiusa", del maschio.


Francesca Rita Rombolà

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