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Liberata Palmira: stimati cinque anni per il restauro

Nella Siria martoriata dalla guerra civile esiste un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato, dove dalla sabbia arida del deserto fioriscono piante e fiori e dal suolo asciutto sgorga acqua che disseta i viandanti. Non una semplice oasi: è Palmira, la “Sposa del Deserto”, la città che collega Oriente ed Occidente e che, dopo dieci mesi di dominazione jihadista, è tornata ad essere libera.


Tre giorni fa, mentre l’Europa intera festeggiava la Santa Pasqua, l’esercito siriano di Assad, coadiuvato dall’aviazione russa, ha definitivamente sottratto la cittadella ed il famosissimo sito archeologico agli uomini del Califfato. Dopo una prima stima dei danni, gli archeologi siriani hanno oggi confermato che l’80% del sito è in buone condizioni, anche se ci vorranno ben cinque anni per restaurarlo. I lavori di riassetto verranno svolti da esperti di antichità siriani in collaborazione con il museo russo dell’Hermitage.
“Siamo pronti a collaborare con gli esperti locali per aiutare ad analizzare la situazione e dare consigli così che questo sito storico diventi un monumento alla cultura, alla vittoria sul fanatismo, e non una semplice attrazione turistica”. A parlare è stato il direttore dell’Hermitage, Mikhail Piotrovsky, che ha invitato tutte le nazioni occidentali ad aderire al progetto di recupero con missioni archeologiche internazionali. Per dieci lunghissimi mesi Palmira è stata sotto assedio ed alcuni reperti, come l’Arco di trionfo, alcuni tra i templi più noti e tombe funerarie dal valore inestimabile, sono andati perduti per sempre. Molti altri sono stati venduti sul mercato nero, nel folle tentativo da parte dell’Isis di cancellare il passato della Siria per distruggerne l’identità e creare una terra senza futuro.
Ma la cultura, ferita, certo, ma non abbattuta, ha vinto ed il sacrificio del vecchio direttore ottantunenne, Khaled al-Asaad, decapitato dai miliziani lo scorso maggio dopo essere stato vigliaccamente torturato per estorcergli informazioni sui luoghi in cui aveva nascosto molti reperti per salvarli dal saccheggio, non è stato vano. Grazie al suo martirio oggi (o nel futuro più prossimo) diverse statue e gioielli dell’antichità potranno, infatti, tornare a splendere per i visitatori del futuro, a testimoniare la potenza e la bellezza di ciò che è stato. Militari russi, robot e droni sono, dunque, all’opera per scovare mine e bombe piazzate dall’Isis sia nelle zone residenziali che nel sito archeologico.
Tuttavia, dall’Occidente non è arrivato alcun commento ufficiale e la notizia della liberazione di questa città, luogo strategico per il controllo dell’Iraq e della Giordania, non è stata accolta con il clamore dovuto.



La Russia di Putin torna alla ribalta: nuovi scenari internazionali
Certamente se Assad è riuscito ad ottenere questo importante risultato militare lo deve sia all’ausilio dell’aviazione russa che alla tregua emanata un mese fa in Siria tra regime ed opposizioni e che gli ha permesso di concentrare più soldati sul fronte comune della lotta all’Isis. Ma il successo si deve innanzitutto all’azione del presidente russo Vladimir Putin che ha deciso di sostenere il regime di Assad, unico interlocutore stabile in un territorio attualmente ingestibile, evitandogli la stessa sorte di Gheddafi. Infatti, solo sei mesi fa le truppe di Assad erano allo sbando e la situazione stava diventando insostenibile. Ma l’intervento russo ha inferto un duro colpo al Califfato e ne ha per la prima volta arrestato l’avanzata. Certo, è ancora difficile stabilire quale sarà il futuro assetto dato alla Siria, anche se molti auspicano un governo misto e di compromesso, con uomini del regime (sostenuti dai russi) e di opposizione (sostenuti dagli americani). Qualcuno avanza l’ipotesi della nascita di uno Stato Federale che possa essere garante delle autonomie locali. Ma, al di là di eventuali pronostici, quello che è evidente è che, nel giro di un anno, la situazione si è completamente rovesciata e la Russia, isolata a lungo a causa delle vicende di Crimea, torna ad essere una pedina importante nello scenario internazionale.


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