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L'ulivo, il simbolo più significativo della Pasqua

Fra i molti simboli della Pasqua vi è anche l'ulivo. Di certo si tratta di un simbolo secondario ma dal significato unico. Infatti troviamo, come protagonisti insieme ai rami di palma, i rami dell'ulivo durante il rituale religioso della domenica delle Palme. Alberi di ulivo, anzi un vero e proprio giardino interamente di ulivi è il protagonista, insieme a Gesù, di un dramma cosmico e inaudito e anche il testimone del suo dolore e della sua agonia costategli sudore di sangue, sotto i tronchi, contorti e ruvidi, degli ulivi del Getsemani poco distanti da Gerusalemme, prima di essere arrestato e condannato alla crocifissione. Insomma, la pianta dell'ulivo, endemica di tutto il bacino del Mediterraneo da millenni, è quasi il simbolo più profondamente significativo della Pasqua che coincide, da sempre, con l'inizio della primavera. Ma non solo. L'ulivo è stato (ed è) simbolo di civiltà e di pace presso molte culture e forse, oggi, a livello universale.


“Nessun albero – dicevano i greci antichi – cresce fino al cielo come l'ulivo”.
L'ulivo cresce, si svuota, continua a crescere ma, invece di morire, come altre specie vegetali, restando uno si scinde in più piante, le quali riavviano il suo ciclo di vita entro determinati limiti di tempo e di spazio. Ciò fa apparire "quasi eterna" la pianta dell'ulivo. Il diametro del fusto dell'ulivo cresce, all'inizio, di un centimetro circa all'anno. Poi di meno. Trascorso un secolo, l'aumento si riduce a pochi millimetri e, verso i seicento-ottocento anni, ad appena mezzo millimetro. È a questo punto, al massimo del suo diametro, che l'ulivo comincia a dividersi: il tronco allora, spesso ormai vuoto, in corrispondenza di tagli, nodi, potature, attacco di parassiti si assottiglia, rinsecchisce, muore e diventa pieno di crepe verticalmente. Questo avviene in più punti e più volte nel tempo fino a frammentarne il tronco in tre, quattro, cinque parti. Ognuna delle quali, verso i mille anni, inizia una vita propria perché, proprio vicino alle fratture dove il tronco muore, si estinguono anche le radici. La ceppaia si divide e ogni "pianta derivata" si porta via, in dote, la sua parte di radici. Perciò l'ulivo, agli occhi dell'uomo di ogni epoca, sembra davvero "non morire mai". L'ulivo appartiene, in più, alla specie dei sempreverdi, cioè quegli alberi o piante che non perdono mai le foglie, neanche d'inverno. Mai pianta più bella e più utile per l'uomo vi è mai stata che possa rivaleggiare con quella dell'ulivo.


Ogni componente dell'ulivo sembra "improntata" ad una perfezione divina e ad una armonia meravigliosa. Le foglie, i fiori, i frutti, il legno di questa pianta sono essenziali, importanti, simboli minori singolarmente facente parte del simbolo, per eccellenza, che l'ulivo in sé racchiude. L'ulivo, simbolo di pace e di civiltà. L'ulivo, simbolo di longevità, di radicamento alla terra, di eternità. L'ulivo, simbolo del divino e dell'umano insieme in quel grande mistero che è la Pasqua, la quale, ogni anno, ci indica e di dona il suo autentico valore di rinascita e di risurrezione spirituali e umane dall'oscurità delle tenebre più fitte.



Francesca Rita Rombolà

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