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Temere l’immigrazione incontrollata non è razzismo: la parola all’Arcivescovo di Canterbury

“Le persone hanno tutto il diritto di temere l’impatto che un enorme numero di migranti potrebbe avere sulle loro comunità”. Ad affermarlo è l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, in un’intervista rilasciata al settimanale britannico The House Magazine.


Sempre più spesso, infatti, molti cittadini europei vengono accusati di razzismo a causa della loro tendenza ad assumere un atteggiamento ostile nei confronti delle politiche migratorie europee finalizzate all’accoglienza di un numero smisurato di migranti. L’arcivescovo, tuttavia, ritiene che questa accusa sia assolutamente offensiva. “La paura è un’emozione legittima in un tempo di così grande crisi”, spiega, aggiungendo che quello attuale è “uno dei fenomeni migratori più massicci della storia dell’uomo; è qualcosa di enorme, ed essere preoccupati è più che ragionevole”.
Preoccupazione, insicurezza e paura. Questi i motivi che spingono un numero sempre più alto di persone a scagliarsi contro l’oceanica processione di uomini, donne e bambini, che ogni giorno raggiunge i confini europei via mare o via terra. Un’ansia crescente che induce molti a chiedersi fino a che punto è possibile proseguire sulla via dell’accoglienza. Ci sarà abbastanza lavoro per tutti? Cosa accadrà tra qualche anno, quando il numero di residenti sarà cresciuto in maniera vertiginosa rispetto alla quantità di risorse effettivamente disponibili? L’Europa basterà da sola ad accogliere un terzo della popolazione di due continenti enormi, quali Africa e Asia? Queste le domande che, secondo l’arcivescovo, generano una “paura genuina” circa il futuro delle famiglie e dei giovani europei e britannici.


Parole difficili ma realistiche, quelle di Justin Welby, che evidenziano quanto anche nel Regno Unito, una realtà spesso presa a modello di tolleranza e di integrazione, abbiano ormai cominciato a serpeggiare l’intransigenza e la rabbia verso una politica migratoria che sta creando non pochi danni all’economia britannica. Certo, rispetto ad altre realtà europee, il Regno Unito continua ad essere una delle mete più ambite soprattutto per giovani europei in cerca di migliori condizioni di vita e di lavoro. Tuttavia, anche il saldo sistema britannico sta cominciando a raggiungere livelli di saturazione tali da spingere gli inglesi a mostrarsi sempre più restii non solo nell’accoglienza dei profughi, ma anche nell’accettazione ed integrazione del crescente numero di cittadini europei in cerca di occupazione.




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