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Testimone di giustizia Cutrò: "Mi do fuoco"

“Cari amici scusatemi ma dopo il silenzio del ministero dell’Interno non mi rimane che darmi fuoco, non sono un perdente né tantomeno un codardo. Mi hanno tolto tutto, le speranze di essere un imprenditore libero, lavorare nella mia terra, di dare hai miei figli un futuro migliore”. Lo scrive su Facebook Ignazio Cutrò: imprenditore, testimone di giustizia e presidente dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia.


“Mi hanno fatto pagare le mie proteste, la nascita dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia, di aver difeso e dato voce ai miei fratelli testimoni di giustizia. Mi hanno rubato il  sogno che avevo da piccolo: diventare un imprenditore libero e siciliano, di aver sensibilizzato la politica regionale e nazionale, per due leggi oggi esistenti per l’assunzione dei testimoni di giustizia nella pubblica amministrazione. Io sono fiero di essere siciliano e difendo la mia terra, i testimoni sono morti che camminiamo; la mafia non dimentica”. 


Cutrò prosegue così nel suo post condiviso da molti utenti delle rete che lo incoraggiano dimostrandogli – seppur virtualmente – sostegno e lealtà per la sua importante scelta di contrasto alla ferocia del crimine organizzato e, come nel caso di specie, del racket. Il testimone di giustizia siciliano – come ormai noto –  ha chiarito di dover ricevere un decreto ingiuntivo di 540.000 euro: “Mi fanno pagare i danni che mi ha arrecato la mafia e lo Stato vorrebbe lavarsi la coscienza con un posto al Centro per l’Impiego di Bivona da 1280 euro al mese”. Cutrò ha annunciato di darsi fuoco e così chiudere i conti domani in Piazza Tredici Vittime a Palermo.


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