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TV: che noia, che barba

È polemica sui mali della Rai perché quasi nessuno dei media (e di noi contribuenti) condivide l’ottimismo del nuovo consiglio di amministrazione dell’ente riguardo il (necessario) rinnovamento dei “quadri” e l’attenzione delle reti alle news della società italiana.



Se si guarda un po’ indietro, tutti gli interventi in merito alla riforma della Rai sono stati esiziali ovvero rovinosi, a parole presentati come costruttivi e rivoluzionari, ma nessuno di essi ha rispettato le attese, insomma come direbbe la nazional-popolare ditta Raimondo & Mondaini… che noia, che barba! Mai è iniziato quello smantellamento degli aspetti anacronistici che hanno lasciato la programmazione dei palinsesti Rai al medioevo mediatico. 
Per saper pianificare il futuro, anche quello delle reti, ci vuole abilità manageriale non una tessera di partito, il torpore ha invece ingabbiato manager e dirigenti (o presunti tali) che negli anni si sono susseguiti nei diversi consigli di amministrazione le cui “delibere” hanno visto nascere e proliferare un deserto di valori e contenuti, territori di aziendalizzazione fallimentari a discapito dello spettacolo e della conoscenza. 
La parola d’ordine del nostro tempo, tanto guardando la tribuna politica del mercoledì quanto il varietà del sabato sera o un approfondimento sportivo è: a che cosa serve? La scelta dell’uno o dell’altro non deve rincorrere le solite risposte convenzionali ma deve abituare l’utente alla costruzione logica, al ragionamento ed anche alla bellezza del tema trattato, come a dire, non serve a nulla ma è bello; perché il piacere è una delle forme essenziali costitutiva delle persone e dovrebbe essere la cosa più importante da trasmettere agli utenti, ma in Rai accade sempre meno. La colpa è di chi siede dietro la scrivania e decide il “verbo” mediatico, una specie di teologia che provoca disastri ma che viene assunta a priori. Come per la pubblicità, da sola dovrebbe far quadrare i bilanci e non ci dovrebbe essere bisogno del canone. 


La storia della Tv italiana è invece stata fatta da trasmissioni diverse da quelle viste oggi da chi è costretto dall’età a starsene a casa in una poltrona. Parlo, ad esempio, della vecchia e cara Domenica Sportiva, che era tutto l’opposto di quell’obbrobrio del palinsesto odierno: una tristezza questa fatta di highlights, opulenza e nebbia, tutto l’opposto di quel che dovrebbe esprimere un moderno servizio di informazione pagato con i quattrini dei contribuenti. Come a dire che così com’è la Tv nazionale non funziona, nel caso poi della programmazione sportiva, nella fattispecie il calcio, la concorrenza (Mediaset, Sky e Fox) non migliora il prodotto ed è giusto quindi che a lei restino solo le “briciole”, ovvero Nazionale, Coppa Italia e preliminari di Europa League… che barba, che noia, che noia, che barba!


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