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Elezioni in Siria tra dittatura e guerra

Il 13 aprile 2016 in Siria non è solo un altro giorno nella lunga guerra civile che attanaglia il Paese mediorientale, ma è anche giorno di elezioni legislative per rinnovare i 250 membri dell'unica Camera del Parlamento siriano.



Ovviamente tutti si aspettano che vincano i rappresentanti del partito che fa capo al dittatore Assad; le opposizioni si sono ritirate in molte zone e la comunità internazionale denuncia brogli ed intimidazioni, ma anche incarcerazioni, ai danni degli avversari politici. Queste elezioni si svolgono in un clima a dir poco surreale, tra guerra, terrorismo e molte zone in cui manca di tutto e le persone sono costrette a vivere in condizioni di estremo disagio senza cibo e medicinali. Solo un terzo del territorio siriano, la parte controllata direttamente dall'esercito regolare siriano, è interessato dalle elezioni, mentre nel resto del Paese a causa della guerra non è stato possibile allestire urne e seggi. Nel centro di Damasco sembra tutto calmo e tutti i muri sono tappezzati da manifesti elettorali dei candidati del partito di Assad; la Commissione elettorale ha annunciato con enfasi che i seggi rimarranno aperti più del previsto perché si prevedono lunghe code. Proprio mentre in alcune città aprivano i seggi come se niente fosse, si sta preparando una battaglia senza precedenti per la riconquista della parte meridionale della città di Aleppo, ancora saldamente in mano ai miliziani in nero del sedicente Stato islamico. 


Gli aerei da combattimento dell'Aviazione russa stanno già effettuando una incessante campagna di bombardamenti sull'autostrada che collega Aleppo a Damasco per aiutare i militari dell'esercito regolare siriano nella loro avanzata verso la città un tempo famosa per il suo sapone. Organizzando le elezioni in piena guerra il dittatore Assad ha voluto comunicare chiaramente alla comunità internazionale che non intende farsi da parte e vuole continuare ad essere al comando anche se la Siria dovesse assumere un nuovo assetto politico quando gli estremisti saranno definitivamente sconfitti.

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