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Fallito il referendum: duro colpo alla democrazia italiana

Il quorum al referendum per decidere sul prolungamento delle concessioni agli impianti di estrazione di gas e petrolio, ieri, domenica 17 aprile, non è stato raggiunto. Alle urne si sono recati soltanto il 32,19% degli elettori. Tra i votanti, il SI ha conquistato l’85,84%, mentre il NO si è arrestato al 14,16%.


Il risultato (equivalente alla vittoria del NO) lascerà la norma invariata e le attività di estrazione potranno continuare fino all’esaurimento dei giacimenti. “Il governo non si annovera tra i vincitori. I vincitori sono gli ingegneri e gli operai a lavoro sulle piattaforme” – commenta Matteo Renzi che, assieme alla sua famiglia, non si è recato alle urne, in accordo con la linea astensionistica promossa dal PD. Il partito appare, tuttavia, spaccato e il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ricorda che gli 11 milioni di SI “sono gli stessi voti che il PD ha preso nel suo più grande risultato elettorale, le Europee di due anni fa”, e aggiunge che “il governo dovrà tenerne conto”.
Su 69 concessioni (131 piattaforme), sono state 44 (90 piattaforme) quelle oggetto del referendum. Beppe Grillo, leader del M5S, sul suo blog scrive: "Grazie agli oltre 15 milioni di cittadini che hanno detto SI alla democrazia ed un futuro con mari puliti, energie rinnovabili, efficienza energetica e turismo sostenibile! Sono tantissimi e hanno combattuto una battaglia da eroi della democrazia". Anche Silvio Berlusconi non ha votato. Si sono invece recati alle urne Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Beppe Grillo, Angelino Alfano, i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso. Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha votato, anche se ha suscitato non poche polemiche il fatto che si sia recato al seggio solo in serata, alle 20:38. Si tratterebbe di un caso anomalo in quanto i suoi predecessori hanno sempre votato di mattina (eccetto Oscar Luigi Scalfaro nel 1995, che si presentò alle urne di pomeriggio).

Fallito il referendum: è a rischio la democrazia?
Non poche le discussioni che in queste ore stanno nascendo a proposito del fallimento del referendum. Il quorum è stato raggiunto solo in Basilicata con il 50,5% (Matera è la prima provincia d’Italia per affluenza, 53%), seguita da Puglia (oltre il 40%) e Veneto (37,9%). Bassa l’affluenza in Trentino (23,8%), regione non interessata direttamente dal problema delle trivellazioni, male la Campania (25,9%) e la Calabria (26,4%), che invece hanno coste e mare ed una percentuale notevole di impiegati nei servizi turistici e balneari.
Ma il risultato non dovrebbe sorprendere. Dal 1997 ad oggi, infatti, su 8 referendum abrogativi, ben 7 non hanno raggiunto il quorum (soltanto nel 2011, a proposito della questione acqua, nucleare e legittimo impedimento, l’affluenza toccò il 54,8%.). Disaffezione per la politica e stanchezza appaiono le cause più diffuse della mancata partecipazione degli italiani alla politica del proprio Paese. Molti lamentano che spesso, nella storia della Repubblica, i governi hanno boicottato la sovranità popolare, aggirando le norme e decidendo dispoticamente. È ciò che è accaduto, secondo molti, a proposito del finanziamento pubblico ai partiti, concesso nonostante il NO degli italiani accorsi nel 1978 (quorum dell’81,2%) a votare un referendum abrogativo sulla questione.


Tuttavia, l’indifferenza e la mancanza di informazione ed interesse (diffusi soprattutto tra i più giovani) appaiono oggi i fattori più allarmanti che hanno influito sull’esito della consultazione. Certamente quello di ieri è stato un duro colpo per la democrazia, ma soprattutto una prova dello stato di salute estremamente precario del nostro Paese, ed ha evidenziato l’esigenza di riformare la coscienza collettiva puntando soprattutto sull’educazione e sull’istruzione. Far capire alle generazioni future che il voto è un dovere oltre che un diritto, far comprendere loro che le scelte di oggi segneranno l’Italia di domani (anche se possono sembrare lontane dalla nostra vita quotidiana) e che l’astensione ci rende tutti meno liberi. Riportare nelle scuole l’insegnamento obbligatorio del diritto e lo studio della Costituzione. Queste le sfide che l’Italia di oggi, alla luce di quanto accaduto ieri, dovrebbe inseguire.


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