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I Diversamente Rossi lanciano il loro disco d’esordio: “L’immobile disegno”

Il 29 aprile alle 21.30, ragazzi miei e lettori di PPOL, non prendete impegni. Nel Nuovo Teatro Sancarluccio (via San Pasquale a Chiaia 49, Napoli) c’è un evento speciale, imperdibile.
Sono quattro, sono pieni di talento – e le loro carriere coronate dai successi ne sono la dimostrazione – e presentano un disco. In live. Con tutta l’emozione e il sentimento che artisti come loro sono capaci di condensare in ore magiche.


“L’immobile disegno”: nove componimenti – o sarebbe più corretto chiamarle poesie, perché non è poesia quando qualcosa si insinua nel tuo cuore senza possibilità che venga mandato via? – impossibili da imbrigliare in un genere musicale preciso – ne verrebbe meno quella creatività che li rende ‘sì speciali.
Un tripudio di sentimento, di testi dai toni mai banali, mai effimeri.
Ma ancora non vi ho parlato di loro, di questi eroi che in un mondo pieno di banalità e menefreghismo sono capaci di sognare, tirando con loro anche noi. Il nostro merito? Solo di averne conosciuto la magia.


I Diversamente Rossi sono un gruppo campano, della provincia di Napoli. Ma facciamo un tuffo nel passato, nelle acque dei loro inizi.
Vincenzo Rossi, cantautore e semifinalista a Musicultura del 2008, nel 2010 incontra Ciro Celardo (chitarre e programmazioni), Santolo Rea (batteria) e Gaetano Papa (basso). I quattro danno vita alla band.
“Rossi” riconduce a Vincenzo, ma “Diversamente” sta a significare le diversità insite in quattro personalità molto complesse e articolate: ognuno di loro porta addosso un diverso bagaglio – di conoscenze, di valori, di idee, di pensieri, di esperienze – ma uniti formano un connubio perfetto. Un miscuglio che dà tanto. D’altronde l’incrocio tra stili differenti è un valore aggiunto nel percorso artistico di ogni musicista.
Pensando a loro si deve ragionare in grande: un cantautorato/pop che presta attenzione ai testi. Testi che risultano, quindi, mai frettolosi o poco chiari… e sempre intensi, significativi, pieni. Parole commosse. Strofe che scuotono, impressionano, coinvolgono. Significati che turbano – nel senso buono di quando ascolti qualcosa e un brivido sale lungo la tua schiena.
In cinque anni i Diversamente Rossi sono cresciuti, hanno sperimentato e sono cresciuti insieme. Hanno imparato dalle gare e si sono messi in gioco – sempre e con grinta crescente.
Hanno partecipato al Festival della Cicala (vincitori del premio della Critica), a Botteghe D’Autore (vincitori come miglior arrangiamento), al premio Bindi (finalisti), al Premio Bruno Lauzi (vincitori miglior testo), al Premio Fabrizio De André e al premio Bianca d’Aponte. Molte volte si sono esibiti come ospiti: hanno aperto il concerto dei Modena City Ramblers nell’ambito del Festambiente Terra Felix e sono stati ospiti al MEI di Faenza in qualità di vincitori della rassegna “Palco Libero”.
Arriviamo ad oggi, il 2016. Il loro album d’esordio.


Nove tracce. Nove obiettivi. Nove differenti basi. Nove diversi motivi. Ma un solo sogno. E noi non possiamo far altro che accompagnarli in quello che certamente sarà un percorso coronato dai successi.
Nel videoclip de Un’altra estate stralci di una vita vissuta – a mille, con amore e devozione, tra famiglia, amici, buon vino e tante risate – e ricordi – perché ricordare dà un senso di calma ma anche di energia. Passione e sudore. Romanticismo – ma di quello bello, che ti fa lacrimare gli occhi e tremare le ginocchia – e allegria. E pensieri rivolti alla vita. Perché non importa a cosa pensiamo, se siamo felici addolorati, tristi o allegri: la notte scenderà – inesorabile, a scandire lo scorrere del tempo – e si porterà appresso le nostre giornate.


Ci parlano di tutto, questi quattro artisti…
Ci parlano di amori perduti e di libri lasciati negli scaffali – perché quando una persona manca lo fa davvero, e il cuore non batte e sembra di morire perché non si sente altro che la mancanza. E si vive, sì. Per inerzia. Perché l’essere umano è questo – nonostante il dolore e la speranza persa. Ma si pensa sempre a chi nel cuore ha lasciato il segno. E si vorrebbe una colpa o un perdono. E fa male – da morire – quando si capisce di non avere attese perché nulla ha più senso. Ci parlano di come sia strano sentire quel lasciarsi andare che male non fa. E di come i ricordi facciano vestire di colori, e poi cantare e poi ancora scrivere. Ci parlano del malinconico vento che si sente quando si attende alla porta di chi si ama. Del bianco e del nero. Di un dubbio, di una certezza vana. Di facce sconvolte e di porte aperte. Di una notte, di un giorno e di un domani senza un senso. Ci parlano di un amore speciale, e di una lei che è come un piccolo fiore – bello, colorato, speciale. Un fiore coraggioso e forte, malgrado l’apparenza cerchi di trarci in inganno. Un fiore che deve insegnare al suo amore ad amare e a parlare d’amore. Perché, mano nella mano, il cammino si affronta più facilmente. E i sogni sono tra trovare, da intrecciare. Ci parlano delle guerre – mortali, sbagliate – e del fatto che i soldati – spente macchine di una battaglia che non ha senso d’esistere – siano tutti uguali, nella polvere e nel vento, malgrado ancora questo concetto non ci sia ben chiaro. Ma ci vuole faccia e cuore per comprendere il dolore, per capire l’inutilità e la pericolosità di farsi guerra l’un l’altro. Ci vorrebbe una bomba collegata ai nostri occhi per farla esplodere d’amore, dicono loro… e hanno ragione. Ci parlano di un amore che è un tormento. Di un amore che è causa di dolore, di dubbi e di pensieri. Di un amore che porta alla deriva. Ci parlano di un dialogo tra un padre e un figlio. Una confessione – pare, almeno – fatta di getto. Mettersi a nudo… per far comprendere un immenso dolore, i rimpianti e i rancori. E una richiesta avanzata fa pensare: come si fa a dormire senza pensieri vani, solo per poter sognare? Ci parlano di una brutta giornata. Una brutta giornata che ha il gusto agrodolce di un amore vissuto a mille – e quindi ancor più forte – ma perso. Una brutta giornata che odora di delusione, di perdita. Quando tutto non si sente e niente può scuotere da quel senso di intorpidimento che solo il cuore spezzato sa provocare. Quando non si crede nemmeno nel Padreterno… ma solo nel tocco del freddo inverno.
Ci parlano di tutto. Con sentimento, passione, ossessione – così forte da apparire palpabile.


E, in tutto questo parlare, noi capiamo loro. Il loro sogno. Le loro menti – unite insieme per raggiungere un traguardo. Il loro cuore.
E noi – che abbiamo il privilegio di godere di questa poesia – sosterremo queste sogno… un sogno destinato a diventare realtà.


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