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Il terremoto del centrodestra a Roma (e non solo)

La guerra interna al centrodestra sembra non avere per ora né vincitori né vinti. La scelta dell’ultim’ora di Berlusconi di mettere da parte la candidatura di Guido Bertolaso al Campidoglio, e di appoggiare Alfio Marchini, ha destato un forte scompiglio nella coalizione. Berlusconi ha sottolineato come da subito lui avesse intenzione di appoggiare Marchini, incontrando però la contrarietà di Giorgia Meloni. Così è stata proposta la candidatura di Guido Bertolaso, ex capo della Protezione civile. A quel punto è stato Matteo Salvini a mettersi di traverso, giudicandolo un nome troppo debole. Per un momento il centrodestra ha avuto in campo tre candidati: Bertolaso, Meloni, Marchini, anzi quattro se si considera anche Storace.


Teoricamente l’esclusione di un candidato accresce le probabilità di vittoria, nella pratica questa mossa, a poco più di un mese dal voto, accresce la tensione nel centrodestra e certifica la volontà di Berlusconi di ostacolare con ogni mezzo l’affermazione del duo Salvini-Meloni alla guida del centrodestra. Perciò il sostegno a Marchini va letto non solo in una logica locale, ma anche in una logica nazionale, in cui si scontrano due tipi di destra. La prima, quella più centrista e liberale rappresentata da Berlusconi, è stata vincente fino all’avvento della crisi economica. Attualmente soffre molto dal punto di vista elettorale non solo per il tramonto della figura di Berlusconi nella scena politica, ma anche per altri aspetti. La crisi economica ha portato ad una maggiore radicalizzazione di una parte dell’elettorato, che si è riconosciuto nella nuova offerta politica di Salvini. Un’altra parte di elettori, quella che è rimasta più centrista, o ha continuato a votare Berlusconi o ha abbracciato il rinnovamento del PD operato da Renzi. Altri ancora sono finiti nel buco nero dell’astensione. La seconda destra è quella più estrema di Salvini e Meloni, per vent’anni rimasta minoritaria sotto Berlusconi, oggi invece divenuta maggioritaria. La destra della Lega e di Fratelli d’Italia sta tentando in ogni modo di “rottamare” Berlusconi. La discesa in campo della stessa Meloni per le elezioni romane va esattamente in questa direzione. Un eventuale successo della Meloni sul candidato sostenuto da Berlusconi equivarrebbe ad un inizio della rottamazione del centrodestra. Perciò Berlusconi si sta ribellando con forza a questo scenario, preferendo un candidato un po’ anomalo come Marchini pur di non appoggiare la Meloni. Marchini è sì un imprenditore telegenico, come lo era Berlusconi, ma ha un passato familiare nel PCI difficile da digerire per la destra più radicale.


Dietro gli appelli di Berlusconi all’unità politica si cela, in realtà, il desiderio di continuare a mantenere le redini della coalizione, ma non avendo più le energie e la forza elettorale di una volta. Uno spostamento a destra della coalizione, secondo Berlusconi, la relegherebbe a forza di opposizione senza prospettive. Ma anche un centrismo indistinto è senza prospettive, come dimostra la sparizione di molti partitini di centro. La soluzione migliore sarebbero le primarie, ma anch’esse molto probabilmente condurrebbero ad una rottamazione di Berlusconi. Quindi il centrodestra resta in un limbo, dal quale non si sa quando uscirà.


Gloria Gattoni

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