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Il Venezuela introduce la settimana lavorativa di due giorni

Stupore e protesta in Venezuela per la decisione del governo di ridurre la settimana lavorativa degli impiegati statali a soli due giorni. Ad annunciarlo è il vicepresidente Aristobulo Isturiz sulla rete televisiva nazionale: “I dipendenti del servizio pubblico dovranno comparire sul posto di lavoro soltanto il lunedì ed il martedì, mentre resteranno a casa il mercoledì, giovedì e venerdì, eccetto quelli che svolgono mansioni essenziali e necessarie”.


Sembrerebbe uno scherzo di pessimo gusto. Invece, questa è la risposta che il governo venezuelano ha deciso di adottare per fronteggiare la pesante siccità che ha messo in ginocchio il Paese negli ultimi mesi generando una terribile crisi energetica. Il livello d’acqua alle dighe delle principali centrali idroelettriche, infatti, si è ridotto considerevolmente e la produzione di energia elettrica non è più sufficiente a soddisfare le necessità della popolazione. Già per i mesi di aprile e maggio era stato deciso di tenere quasi tre milioni di lavoratori a casa di venerdì per ridurre il consumo di corrente pubblica e da febbraio i commercianti avevano ricevuto l’invito a ridurre gli orari di apertura dei propri negozi o, in alternativa, di provvedere da soli a generare la corrente necessaria a tenere in piedi le attività.
La causa di questo triste fenomeno climatico è da attribuire ad El Niño – spiega il presidente Nicolas Maduro – che ha alterato le condizioni climatiche abituali e creato non poco scompiglio un po’ in tutto il mondo. In Europa i suoi effetti si sono fatti sentire durante l’inverno, quando un’ondata massiccia di pioggia ha colpito la Gran Bretagna e le temperature si sono alzate sopra la media stagionale negli altri Paesi, Italia compresa. Ma per il Venezuela lo squilibrio climatico sembra non essere terminato e la situazione potrà tornare alla regolarità soltanto quando ricomincerà a piovere. “Abbiamo bisogno dell’aiuto tecnico ed economico internazionale”, spiega il presidente Maduro rassicurando che il governo “sta gestendo la situazione nel migliore dei modi possibili”.


Molti altri Paesi dell’America Latina sono stati colpiti dalla siccità, ma il Venezuela è il più sofferente a causa degli elevati consumi di corrente domestica. La settimana scorsa il governo ha annunciato che avrebbe valutato la possibilità di spostare l’orologio di un’ora e mezzo in avanti per recuperare qualche ora di luce in più in prima serata e ridurre, così, la domanda di elettricità. Ma tutto ciò pare non sia ancora sufficiente e si pensa di tagliare la corrente alle abitazioni per quattro ore al giorno. Le opposizioni accusano il governo di stare gestendo male l’emergenza ed attribuiscono la crisi energetica ai duri controlli sui prezzi imposti nel 2003 dal defunto presidente Hugo Chavez per frenare la svalutazione della moneta. A ciò si aggiunge la crisi petrolifera che ha colpito duramente l’economia del Paese a seguito del crollo del prezzo del greggio. Insomma, mentre le piogge tardano ad arrivare ed i servizi pubblici vengono bloccati, i commercianti venezuelani si armano di torce ed illuminazioni di emergenza per evitare di finire sul lastrico e lasciare alla deriva la loro unica fonte di reddito.


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