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Procrastinare – ma non troppo – favorisce la creatività

Avete presente i procrastinatori? Quelli che: “Chi se ne frega se arrivo dopo gli altri?”. Quelli che si prendono il tempo che ritengono necessario, senza incorrere in ansia o nervosismi vari. Quelli che se arrivano secondi non si sentono frustrati, inadeguati. Quelli che i puntuali odiano, insomma.


Bene, uno studio marchiato nuovo li annovera tra i più creativi… a patto che il loro tergiversare non sia eccessivo. Arrivare prima degli altri non porta chissà quale beneficio, perché per produrre qualcosa di notevole si deve aspettare l’idea, l’ispirazione: ecco perché quasi tutti i “grandi” non sono stati ansiosi di finire il proprio compito – Martin Luther King corresse le bozze del suo famoso discorso fino a pochi minuti prima di pronunciarlo, e la frase “I have a dream”, conosciuta da tutti in tutto il mondo, non era nella sua prima bozza.


Adam Grant, psicologo organizzativo alla Wharton Business School dell'Università della Pennsylvania, spiega questo meccanismo nel saggio Originals: How Non-Conformists Move the World.
Lo studioso ci dice che la prima idea non è quasi mai la migliore. Per la creatività bisogna attendere insomma, purché questa attesa non sia infinita: bisogna rendersi conto quando è comunque ora di impegnarsi e finire.
E non importa se talvolta si perdono giorni di lavoro: se è per una buona causa tutto è accettato.


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