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Quando i referendum sono inutili

Non è un gran mistero, tutti lo sanno ma nessuno lo ammette: i referendum sono inutili, entità create solamente per scaricare la colpa sul popolino e consentire ai politicanti di sciacquarsi le mani di fronte a determinate questioni.
Il voto popolare è un’assurdità, ma perché?


L’inutilità del referendum ha due principali cause che insieme non possono coesistere: o la questione è assai spinosa e dunque con la scusa della democrazia si lascia nelle mani del popolo la sorte del popolo stesso (vedremo in seguito perché questo è sbagliato), oppure la questione è già di poco conto di per sé e allora non c’è alcun bisogno che una nazione intera vada a votare.
Al momento in cui scrivo, il popolo italiano ha votato per consentire ad alcune piattaforme di estrarre minerali fino all’esaurimento del filone o, logicamente, per impedirglielo. La questione era di fondamentale importanza, per tutto il popolo italiano: a dimostrarlo l’affluenza. I giornalisti dei più noti quotidiano di approfondimento politico riferiscono di assedi ai seggi: scenari apocalittici nei quali predomina il caos e volano tremende ingiurie o barocchi canti di incoraggiamento. I gorgheggi dei capi-ultras si possono udire anche internazionalmente e una fonte interna al ministero (silenzio, mi raccomando) ci ha riferito che in alcune località si è verificata una vera e propria zuffa che ha coinvolto una matita, una scheda elettorale, una bicicletta, un camion dei gelati e un vigile urbano.
Facciamo adesso un secondo esempio: la cosiddetta Grexit, che per mesi ha sconvolto l’Europa. Ai tempi si fece un referendum in cui si chiedeva ai cittadini se volessero o meno restare nell’UE. Dunque, parafrasando, dopo mesi di studi economici, geopolitici e sociali che hanno coinvolti i più noti esperti greci e internazionali e dopo le centinaia di migliaia di articoli, saggi, interviste col comune scopo di stabilire tramite un’attentissima analisi critica se valesse o meno la pena di restare in UE, si è partorita una domanda di mezzo rigo con uniche soluzioni, si o no. E la domanda è stata posta a gente che per la maggior parte di economia non sa nulla, che se ne frega di qualunque accordo politico pur di vivere bene (com’è giusto che sia) e che ha votato soltanto in base a cosa l’uomo politico di riferimento di turno aveva suggerito.
Ora, vi chiedo: a cosa è servito quel referendum? La maggior parte delle domande politiche sono risolvibili solo empiricamente: bisognerebbe allora decidere in base a ciò che si ha a disposizione, prendersi la responsabilità della propria decisione (per la quale si è lautamente pagati) e vedere come vanno le cose. Ma no, qui entra in gioco il più grande scaricabarile della storia: la democrazia.
La democrazia, ah… quanto è facile, grazie al suo aiuto, passarla liscia! Sì, perché i politici sono corrotti, e gli italiani, beh, hanno scelto loro, noi cosa c’entriamo? Ci pagano solo per decidere e noi rimettiamo a loro il giudizio. Come dici? Cosa ci stiamo a fare dove stiamo?
Ci sono però dei casi in cui il referendum è utile, è giusto ricordarlo. Un voto popolare può essere funzionale, ad esempio, alla soluzione di una questione sociale, che coinvolga attivamente tutto lo Stato ma anche il singolo cittadino, e che si ripercuota cioè attivamente sulla sua vita legale. Fra i referendum utili c’è quello sulla scelta tra monarchia e repubblica.


Generalmente però, il referendum non andrebbe preso in considerazione per decidere cosa fare di una determinata questione, bensì esso andrebbe usato come indagine statistica a livello nazionale, con un campione che coincide, quasi, con la popolazione.
Il referendum è solamente un’illusione di effettivo governo del popolo, e nessuno vuole ammetterne l’inutilità proprio per questo motivo. Il referendum ci dà l’impressione che siamo noi a governare, e non invece che persone che noi stessi abbiamo votato fingono di decidere per il nostro bene. E qual è la sorte di chi vuole cambiare davvero qualcosa? Viene seppellito dall’ammasso putrido di attori ed etichettato, insieme a loro, come nemico della plebe.
Perché il popolo governa e il popolo decide; e al singolo politico onesto non resta che rimettersi al volere di chi non ha le sue competenze, la sua preparazione e la sua voglia di fare qualcosa per gli altri.






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