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Al-Qaida e ISIS: due movimenti terroristici di matrice islamica che continuano a generare vittime in nome della jihad


Nel corso della storia dell’umanità, da sempre abbiamo assistito ad avvenimenti che hanno avuto poco a che fare con la religione e troppo spesso a interessi economici. Se le Crociate sono state la buona scusa, sia per l’Occidente tanto quanto per l’Oriente, per impossessare nuovi territori e politiche interne agli Stati, oggi la Jihad e il terrorismo mondiale sembrano essere i fari che illuminano l’orizzonte verso un nuovo conflitto mondiale en train d’être. Dal 1989 al 2016 due sono state le organizzazioni che hanno ucciso in nome di un Dio che non c’è e fittiziamente si cela verso armi e sangue. Un Dio che non giustifica la violenza per farsi lodare, un Dio che vorrebbe essere chiamato Akbar (grande) solo per essere ringraziato del dono più grande: la vita. Un Dio “cattivo” che non ha nulla a che vedere con quello descritto dal Corano.


Al-Qaida e il “pupillo” Osama bin Laden
Al-Qaida è un movimento islamista sunnita paramilitare terroristico nato nel 1989, ideatore della fase embrionale del fondamentalismo islamico più oltranzista, che fin dai primi tempi è stato impegnato nei confronti dei vari regimi islamici filo-occidentali i munāfiqūn chiamati volgarmente kufr, gli infedeli. È stato guidato sino alla morte, avvenuta sotto comanda di Barack Obama nel 2 maggio 2011, dal miliardario saudita Osāma bin Lāden che si avvaleva del pensiero religioso di Ayman Al-Zawāhiri entrambi riconducibili all’attivismo politico dello shaykh ‘Abd Allāh Yūsuf Al-‘Azzām.


Il nome dell’organizzazione è un sostantivo derivante dalla lingua araba ‘Qāida’ significa “fondazione, base” e si riferisce al nostro caso a una base militare. In seguito al terribile evento del 11 settembre 2001 delle Twin Towers di New York, Bin Laden spiegò a un giornalista di Al-Jazeera l’origine del nome riferendosi ai campi di addestramento creati da Abū ‘Ubayda Al-Banshīrī che avevano l’obiettivo di attaccare il terrorismo sovietico. Da questo racconto nasce l’ipotesi di molti orientalisti e intellettuali di far risalire la nascita di questa organizzazione ai tempi dell’invasione sovietica dell’Afghanistan al termine degli anni ’80 del secolo scorso. Fu proprio Osama bin Laden che, a soli 23 anni, utilizzò soldi e macchinari della sua impresa di costruzioni per aiutare i mujaheddin nella guerra russa in Afghanistan.


Gli atti terroristici di Al-Qaida si basano su attacchi di violenza suicidi e omicidi che utilizzano simultaneamente esplosivi anche in aree diverse. Queste attività terroristiche sono il frutto di un giuramento di fedeltà – bay’a – prima a Osama Bin Laden, adesso alle nuove radici di Al-Qaida. Il gruppo predica e organizza il ‘jihad islamico’, termine che in arabo significa “sforzo” religioso, che ha come obiettivo di eliminare le influenze occidentali sui paesi musulmani col fine di creare un califfato. In seguito agli attacchi del 11 settembre 2001 si pensa che le sue attività siano isolate geograficamente, basti pensare all’attacco della Nato del 2002 in Afghanistan che ha eliminato una grandissima quantità di strutture di addestramento di gruppo. In realtà molteplici sono i legami tra Al-Qaida e le organizzazioni affiliate basti pensare al Sudan, all’Algeria o alla Somalia. Tra gli attentati più gravi e violenti di Al-Qaida ricordiamo con grande dispiacere, oltre al dirottamento di quattro aerei di linea schiantati contro le Torri Gemelle, l’attentato di Bali del 2002, gli attentati nella stazione di Madrid del 11 marzo 2004, gli attentati nel Tube di Londra 2005 e ulteriori avvenuti pochi giorni dopo a Sharm El-Sheikh. Sempre dello stesso anno risale l’attacco in Giordania e in Indonesia, al 2009 si ricorda quello avvenuto a Giacarta.

Al-Dawla Al-Islāmiyya, il califfato di Abu Bakr Al-Baghdadi
Nato a dieci anni di distanza da Al-Qaida, lo Stato Islamico – Al-Dawla Al-Islāmiyya – conosciuto volgarmente come ‘Isis’, è un gruppo terroristico islamista sovrano nelle terre siriane e irachene. Risalente al mese di giugno 2014 è la proclamazione del nuovo stato califfale da parte di Abu Bakr Al-Baghdadi nella fetta territoriale che va dalla Siria nord-orientale all’Iraq occidentale. Le origini del gruppo risalgono ad Al-Qaida (2004-2006) però rinominato successivamente in ‘Stato Islamico dell’Iraq’ (2006-2013) voluto da Abu Mus’ab Al-Zarqawi. La sua opera, inizialmente, volta verso l’occupazione degli Usa in Iraq e il governo iracheno sciita sostenuto dagli americani dopo il rovesciamento di Saddam Hussein. Dal 2012 lo Stato Islamico dell’Iraq è intervenuto nella guerra civile Siriana contro il governo di Baššār Al-Asad che nel 2013, dopo aver conquistato anche Raqqa, decise di cambiare il nome in Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (da queste iniziali ricaviamo l’appellativo ISIS). A causa delle rapidissime conquiste territoriali condotte da Al-Baghdadi dal 2014, gli Stati Uniti e gli altri stati occidentali e molti anche arabi sono dovuti intervenire militarmente contro l’organizzazione in Iraq e Siria. Inizialmente alleati di Al-Qaida, dal ottobre 2014, gli esponenti dell’Isis hanno deciso di staccarsi definitivamente diventando così il primo centro jihadista globale. Dal 24 maggio 2014 al 16 maggio 2016 l’Isis ha compiuto 43 attentati, dal Belgio all’Australia senza dimenticare il nuovo continente e i vicini stati arabi, una cifra impressionante che continua a terrorizzare la popolazione mondiale. A differenza di Al-Qaida, il gruppo fondamentalista islamico fa un uso efficace della propaganda: l’uso del colore nero come simbolo ufficiale della dinastia abbaside su cui è scritto il tawhīd in bianco che declama questa frase: “Muhammad A-Rasūl Allah lā īlah īla Allah” (Mohammad il profeta, non c’è Dio se non Dio ‘Allah’).


Uno studio condotto su duecento documenti appartenenti ad Al-Qaida in Iraq e all’Isis è stato effettuato dalla Rand Corporation nel 2014, si è scoperto che tra il 2005 e nel 2010 le donazioni dall’esterno arrivavano solo al 5 % in quanto il resto veniva raccolto in Iraq. Nella metà del 2014 lo spionaggio iracheno ha ottenuto informazioni da un membro dell’Isis il quale ha rivelato che le risorse del gruppo ammontano a due miliardi di dollari statunitensi. L’Isis è il più ricco gruppo jihadista del mondo, spesso frutto di estorsioni minacciandoli di far esplodere il loro carico. L’Isis guadagna denaro anche dalla produzione di petrolio greggio vendendo energia elettrica nella Siria settentrionale e al governo siriano. Il gruppo che opera in Iraq e in Siria si finanzia attraverso fondi in parte da traffici di droga e al contrabbando di petrolio, molte sono le donazioni private provenienti dai paesi del Golfo, Kuwait e Arabia Saudita, rapine e furti tra cui oscure operazioni effettuate nel sud del Regno Unito relative a offerte telefoniche di servizi bancari e importazione di automobili dall’Inghilterra verso l’Africa.


Fin quando entrambe le organizzazioni saranno finanziate, da enti privati e dallo stato islamico, queste politiche di violenza non termineranno facilmente e in poco tempo. A causa degli influssi migratori provenienti dai paesi del nord Africa e dal medio-oriente, molti ‘incaricati’ di questi gruppi si nascondono tra le oneste famiglie in difficoltà, contemporaneamente assistiamo ad attacchi in paesi ‘politically correct’, come gli USA o il Canada, provocati da seconde, terze e quarte generazioni arabe che risiedono nella terra di Colombo. Ai giorni d’oggi sembrerebbe impossibile placare un avvenimento storico di cotanta grandezza senza avere un intervento internazionale politico adeguato e corretto.

Maria Carola Leone

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