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Il ministro: una commedia sulla corruzione nel nostro Paese

Il Ministro è una commedia di scottante attualità con la regia di Giorgio Amato e con Gianmarco Tognazzi, Alessia Barela, Fortunato Cerlino, Edoardo Pesce, Jun Ichikawa. È un film che parla di corruzione, una corruzione profondamente radicata nel tessuto sociale perché è radicata nell’animo delle persone.


Il Ministro è la storia di Franco Lucci (Tognazzi), un imprenditore nell’Italia di tangentopoli che non è mai finita, e tutta la sua fortuna dipende dall’esito di una cena con il potente ministro Rolando Giardi (Cerlino) che dovrebbe garantirgli un appalto per diversi milioni di euro. 


La cena è a casa dell’imprenditore con la presenza della polemica e saccente moglie di Lucci (Barela), della cameriera venezuelana (Ira Fronten), del cognato (Pesce), a cui è stato affidato il compito di procurare la escort, e con la presenza anche di Zhen, ballerina cinese di burlesque (Ichikawa); naturalmente le cose non andranno come vuole l’imprenditore.


Questa in sintesi la trama del film che fa chiaramente riferimento alla brutta politica italiana e che racconta quella corruzione dell’animo che ormai esiste in tutti gli ambiti lavorativi di casa nostra. Una bella commedia sulla realtà italiana raccontata senza enfasi e senza retorica, un film indipendente e con una sceneggiatura essenziale e svelta che non nasconde riferimenti a modelli alti di grande commedia all’italiana di denuncia sociale, come I mostri di Dino Risi. 


Certamente il film non raggiunge vette così alte ma è un film gradevole, ben girato, dove la meschinità del personaggio dell’imprenditore Lucci riesce a dare al film quel giusto grado di negatività che lo rende un film amaro, dove serpeggia un grido molto forte di scandalo e amoralità sociale.


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