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Francia, il governo scavalca il Parlamento ed impone il “Jobs Act francese”

“Questa legge s’ha da fare”. Con un'epigrafe di memoria manzoniana il quotidiano La Stampa sintetizza quanto sta accadendo in Francia in questi giorni. Recente è infatti la notizia secondo cui l’esecutivo presieduto da Manuel Valls ha deciso di ricorrere all’uso dell’articolo 49 comma 3 della Costituzione francese per imporre con la forza l’adozione della legge El Khomri (dal nome della ministra che l’ha proposta), meglio nota come Jobs Act alla franceseSi tratta di una norma che consente di far entrare in vigore provvedimenti del governo in materia di finanza e previdenza sociale senza passare per il voto al Parlamento. Un vero e proprio colpo di forza, dunque, quello di Valls, determinato dall’assenza di una maggioranza solida in Parlamento che garantisse l’approvazione della legge e dal fallimento delle trattative con i sindacati. Nata con l’obiettivo di “contrastare il livello record della disoccupazione rendendo più flessibile il mercato del lavoro”, la Riforma del Lavoro in Francia è avversata sia dalle forze di destra che da quelle della sinistra non al governo ed ha scatenato scontri di piazza piuttosto violenti in queste ultime settimane. Studenti, lavoratori e forze sociali sono scesi a migliaia nelle città francesi per dire No ad una riforma che, secondo i sindacati, aumenterà il senso di precarietà dei lavoratori e peggiorerà le loro condizioni, giovando unicamente alle imprese. La decisione di scavalcare il voto del Parlamento è apparsa ai cittadini come una presa di posizione autoritaria e dispotica intollerabile ed ha spinto molti manifestanti a duri scontri con la polizia. “Oggi si assiste alla negazione della democrazia”, ha commentato il socialista Laurent Baumel, mentre l’ex ministra della Cultura, Aurélie Filippetti, ha parlato di “un triste simbolo” che appare l’evidente “ammissione di un fallimento”.


Roccaforte della democrazia, partigiana dei valori di libertà, uguaglianza e giustizia sociale, la Francia oggi è costretta a scrivere una delle pagine più tristi della sua storia repubblicana, piegata sotto il peso schiacciante di un Unione Europea che, promotrice e sostenitrice del Jobs Act italiano e francese, impone in maniera sempre più autoritaria la propria politica incurante dei popoli e delle loro necessità, preoccupata unicamente di rispettare aride logiche economiche. Ma il popolo francese, diversamente da quello italiano, non vuole arrendersi. A Parigi, intanto, la polizia ha sparato proiettili di gomma per disperdere le centinaia di persone radunate davanti al Parlamento, mentre a Nantes, Tolosa e Grenoble si sono verificati diversi scontri tra manifestanti e forze di sicurezza.


Cosa prevede la Riforma del lavoro in Francia?
La disoccupazione in Francia ha toccato il 10% lo scorso anno ed è tuttora in netto aumento, sfiorando l’11%. Di qui, la decisione del governo di Hollande di intervenire sul mercato del lavoro per aumentarne la flessibilità. Se il Jobs Act francese entrerà in vigore ai lavoratori potrebbero lavorare di più e, al contempo, vedere aumentare il rischio di licenziamento. La settimana lavorativa in Francia è di 35 ore alla settimana, che potrebbero arrivare a 48 in caso di straordinario per un totale di 10 ore di lavoro massimo giornaliero. La riforma sposta il quantitativo di ore di lavoro settimanali massimo a 60, con possibilità di straordinario fino a 12 ore al giorno. Non solo. Mentre ad oggi ogni ora di straordinario vede una retribuzione del +25% fino alle prime 8 ore e del +50% per le successive, la paga sarebbe ridotta a +10% per tutte le ore extra. L’accordo mette tuttavia a disposizione dei dipendenti la possibilità di rifiutarsi di lavorare in più. In quel caso però, siccome il Jobs Act francese prevede possibilità di licenziamenti facili soprattutto in caso di calo della produttività e del fatturato, l’impresa potrebbe minacciare il lavoratore di denunciare una riduzione del fatturato ed avviare una riorganizzazione dell’azienda con eventuali licenziamenti: il dipendente, insomma, sarebbe costretto ad accettare. L’accordo regola anche il comportamento dei giudici che, in caso di licenziamento illegittimo possono oggi decidere non solo il reintegro del lavoratore ma anche un risarcimento senza alcun tetto massimo. Con l’entrata in vigore del Jobs Act in caso di licenziamento illegittimo non vi sarà più possibilità di reintegro ed il risarcimento sarà pari a 15 mesi di mensilità per i lavoratori con più di 20 anni di servizio, 12 mensilità per quelli tra i 10 e i 20 anni, nove mesi per coloro tra i 5 e i 10 anni, 6 mesi per i dipendenti tra i 2 e i 5 anni di anzianità e scenderà a 3 mesi per tutti gli altri.
Diversamente dal Jobs Act italiano però, i lavoratori francesi avranno diritto alla formazione continua concessa attraverso un quantitativo di ore e vedranno tutelato il “diritto alla disconnessione”: fuori dall’orario di lavoro i dipendenti potranno rifiutarsi di rispondere ad e-mail o telefonate di lavoro senza incorrere in sanzioni o richiami.


Anna Rita Santabarbara

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